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“Cime tempestose”: recensione

Cime tempestose recensione

È complesso raccontare personaggi di così alte passioni ma a tratti meschini e miseri come i protagonisti di Cime Tempestose.

Ciò che li rende gli eroi romantici per eccellenza della letteratura inglese sono, notoriamente, i sentimenti che li legano, e l’unicità del racconto risiede proprio nel far convivere emozioni tanto nobili (o almeno così considerate) con bassezze e crudeltà.

La cattiveria e la bestialità del mondo in cui vivono Catherine e Heathcliff, interpretati da Margot Robbie e Jacob Elordi, vengono esaltate dalla messa in scena dell’ultima fatica di Emerald Fennell, che dopo Promising Young Woman e Saltburn si cimenta nell’adattamento di uno dei romanzi ottocenteschi più famosi della storia.

Le virgolette riportate nel titolo “Cime Tempestose” non sono casuali, e non solo per le sue evidenti differenze con la storia originale, ma per la sua notevole capacità di costruire un immaginario a sé stante tramite l’intero comparto visivo: dalle scenografie ai costumi, dalla musica alla fotografia, l’autrice non si piega ai dettami del film in costume, che solitamente richiedono veridicità storica in dialoghi, abiti e scenografie, piuttosto li piega alla sua volontà, senza nascondere con scappatoie o mezze misure la sua precisa visione.

Robbie ed Elordi riescono brillantemente a ritrarre Catherine e Heathcliff, anche grazie al lavoro delle loro versioni bambine interpretate da Charlotte Mellington e Owen Cooper, ma anche grazie al resto del cast, Hong Chau, Alison Oliver e Shazad Latif. Insomma, non siamo nella frenesia estetizzante di Romeo+Juliet di Luhrmann, ma nemmeno dalle parti del sobrio rigore di Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright. Siamo di fronte a un’opera che combina gotico, grottesco, erotico e romantico dimostrando la maturità di Fennell, che ha realizzato probabilmente il suo miglior film fino a oggi.

Girare una storia tanto amata e tanto complessa richiede sicuramente decisione e idee chiare, ma anche un amore per l’opera originale che la regista mostra di possedere, grazie alla sua capacità di mettere in luce i lati peggiori, ma anche i più fragili e amabili dei protagonisti, e rendendo imprevedibili le loro reazioni, impresa non facile dato che si parla di una storia adattata, tra grande e piccolo schermo, già ben nove volte prima di oggi.

Dopo No Other Choice, Marty Supreme, Hamnet e La Grazia, le uscite del 2026 proseguono con un’opera che farà sicuramente parlare di sé.

Autore

  • Francesca Zonta
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Data pubblicazione: 02/11/2026
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