Un gesso in mano e passa la paura: Hokum, in uscita il 5 agosto, sfrutta il folklore irlandese in chiave horror per attirare gli spettatori in sala, ma sarà il passato traumatico del protagonista a essere il vero elemento cardine della pellicola. Un vero film d’atmosfera, che promette un horror costruito sulla tensione e sul mistero, il cui tema rimane in linea con il resto della filmografia di Damian McCarthy: non c’è bisogno di avere paura di streghe o fantasmi, perché i veri mostri sono gli umani!
Se però è questa la premessa del film, purtroppo non si riesce ad andare molto oltre. I presupposti sono interessanti, ma ben presto il film si trasforma in un dramma da escape room, le cui regole e ostacoli non risultano essere particolarmente brillanti.
Il protagonista, Ohm Bauman, impersonato da un magnifico Adam Scott, è sicuramente l’elemento che funziona di più. Trattasi di uno scrittore di successo, cinico e pessimista, che decide di fermarsi per un paio di giorni in un vecchio hotel, meta della luna di miele dei suoi genitori, per spargere lì le loro ceneri. Peccato che nello stesso edificio si trovi una suite matrimoniale, inaccessibile, in cui si racconta sia rinchiusa una Cailleach, una strega tipica del folklore irlandese, che finirà per trattenere il protagonista ben più del previsto.
L’arena circoscritta e caratteristica di Hokum funge da pretesto per scavare nella psiche di Ohm, un’anima tormentata da un enorme senso di colpa che muoverà le sue azioni e sarà centrale nella risoluzione degli eventi. Purtroppo, non si può dire lo stesso degli altri personaggi, che finiscono per essere delle macchiette e a intraprendere una serie di scelte non molto giustificate che allontano emotivamente lo spettatore.
Quando si entra nel vivo del film, la tensione sale, diventando uno degli elementi più apprezzabili. L’hotel prende spazio e vita, diventando quasi a sua volta un personaggio, e più di una volta porta gli spettatori a rimanere con il fiato sospeso per sequenze intere. È un peccato, quindi, che nel climax questa atmosfera si perda, a causa di un antagonista che difatti non funziona e che sposta il focus su toni che non si addicono al resto della pellicola.
Hokum resta quindi un film dalle ottime intuizioni, sostenuto da un Adam Scott in grande forma e da una riflessione potenzialmente interessante sulle catene del passato che tormentano il presente. Tuttavia, il film si disperde, non riuscendo a mantenere le promesse dell’incipit, e lasciando la sensazione di un’occasione parzialmente sprecata.







