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Together: recensione

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Che il body horror sia tornato di moda, grazie al rinnovato interesse provocato da un paio di titoli controversi e di successo come The Substance e Titane (e in misura minore Alpha), è sicuramente una notizia di cui gioire.

Inevitabilmente, sopratutto quando si parla di un settore in cui arte e industria sono uniti in modo inestricabile, i capolavori portano con sé pretendenti, epigoni e copie di fattura molto variabile.

Si può senza troppi dubbi rubricare Together sotto quest’ultima voce, dato che la pellicola diretta dall’esordiente Michael Shanks segue la scia tracciata da Ducornau e Fargeat, anche e soprattutto per la commistione tra dramma, horror e sprazzi comici, presentandosi come la versione in chiave commedia indie (anni fa avremmo detto persino hipster).

Il film si porta dietro una certa patina glamour creata dall’unione artistica e di intenti della coppia di attori protagonisti – nonché produttori – formata da Alison Brie (Community, Mad Men) e Dave Franco (Now You See Me, The Disaster Artist), coniugi anche nella vita al di fuori del set, indubbiamente coraggiosi per quanto mostrano di sè – forse anche in un’ottica di Oscar sulla scia di quanto ottenuto da Demi Moore.

together filmI due interpretano Millie e Tim, coppia ormai consolidata da tempo, probabilmente in una fase di stanca che prelude a un possibile matrimonio rinforzante o una definitiva rottura. Nel frattempo però il loro rapporto prevede un trasferimento in campagna, che giova alla prima – insegnante di lingua intenzionata a fare carriera – e arride ben poco al secondo – musicista frustrato con un passato da rockstar, che vorrebbe ricominciare come turnista. L’idillio iniziale ha vita brevissima, dato che le piccole tensioni si trasformano in crisi aperta, acuita da un trekking in una grotta misteriosa che lascia i due con la strana sensazione che i loro corpi siano diventati irresistibilmente magnetici l’uno all’altra.

Amore tossico, co-dipendenza, l’inebriante sensazione di fusione dell’innamoramento – nonché dall’intesa sessuale, l’orrore e il ribrezzo provocato dall’altro nella coppia, quando diventa una presenza opprimente nella propria vita: tutto ciò, e qualcos’altro ancora (soprattutto una certa facile ironia sul ribaltamento dei ruoli di genere) sono le inevitabili metafore ravvisabili in un horror che punta alla qualifica di elevated/prestige.

Come si diceva poco sopra Shanks cerca di tenere insieme tre tonalità molto differenti, ed è in questo equilibrio che il film traballa molto: merito anche di una chimica su schermo dei due protagonisti non proprio stellare (e nel privato…?), la parte sentimentale ci è parsa alquanto sbiadita e poco convincente, al punto che si fa fatica a credere a una storia d’amore travolgente, nel passato, e quindi alle paturnie del presente; più solide e gustose le punte di slapstick e che, bisogna ammettere alquanto a sorpresa, punteggiano momenti drammatici o orrifici. Peccato invece per il potenziale sprecato di un paio di scene di nudo e di intimità che testimoniano il desiderio di esporsi parecchio in un progetto a cui evidentemente i protagonisti tengono.

Per il versante puramente horror bisogna fare un discorso a parte: senza dubbio Shanks ha studiato a dovere, e i rimescolii della carne che brama il partner, i corpi che cercano di unirsi allo scopo di formare un nuovo essere umano, le situazioni di disagio, di perdita di controllo e di inquietudine sono messi in scena con efficacia, senza inventarsi niente ma con mano solida nell’applicazione degli effetti speciali.

È invece su quanto riguarda l’utilizzo dell’armamentario horror – inclusi un villain e dei flashback del tutto gratuiti con tanto di jumpscare isolati e fuori contesto – a fini metaforici che si registra una parziale delusione: le riflessioni sarebbero pure interessanti se il film avesse una propria coerenza tematica e non saltabeccasse da un tema all’altro, avendo il coraggio di approfondire.

Together quindi trova sia la sua forza che la sua debolezza in questa natura mista, presentandosi come un film leggero, divertente, capace di intrattenere con più di qualche trovata, ma in fondo anche una versione “for dummy” dei classici del genere, incapace di essere radicale e arrivare a scalfire aspettative, preconcetti e idee legate alla coppia e ai rapporti sentimentali, avendo ben poco da dire se non argomenti rimasticati sommariamente.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/01/2025
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