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Alpha: recensione

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Presentato al Festival di Cannes 2025, da cui non ha ricavato premi, Alpha è stato oggetto nel corso dei giorni di kermesse di una messe di critiche molto feroci. Molte tra queste si accaloravano a tal punto da addurre come motivazione una presunta oscenità e ignominia qualitativa del film, di Julia Ducournau, dipingendolo come qualcosa alla quale, per una questione pudore, non si dovrebbe assegnare la qualifica di opera cinematografica.

Passata la tempesta, acquietatesi i venti della critica e visionata finalmente quest’opera tanto discussa, bisogna purtroppo concordare con una delle più bieche berciate populiste: a volte i giornalisti dovrebbe tacere, qualora riconoscessero di non avere alcunché di intelligente da dire.

Se ci fossero tre o quattro decine di registi con il coraggio, il talento, l’ostinazione e persino l’incoscienza di Ducournau non si sentirebbe più parlare di crisi del cinema, giacché ogni mese potremmo confrontarci, anche aspramente, su saggi di inventiva simili. Perché se si può tranquillamente ammettere che Alpha è un film tutt’altro che risolto, in cui a volte i conti non tornano sia nella struttura narrativa che negli scarti di tono, allo stesso tempo non si può non ammirare la capacità di parlare per immagini, potentissime, inedite e spiazzanti, oppure di portare al limite le interpretazioni degli attori.

alpha

Anni ’80: la giovane Alpha, cresciuta solo dalla madre, sembra essere stata colpita da un grave male dopo essersi fatta tatuare una “A”. La madre infatti teme che la ragazzina abbia contratto la terribile malattia che sta sta mettendo in ginocchio la Francia, un virus trasmesso per via ematica che progressivamente pietrifica chi ne viene colpito. La stessa malattia che anni fa avrebbe colpito Amin, zio di Alpha e tossicodipendente terminale, il quale ripiomba in casa nel peggiore momento possibile.

Sin dalla prima sequenza di una festa, sulle note dei Portishead, Alpha ci fa capire che quello che stiamo per vivere è un viaggio furioso e imprevedibile, del quale non possiamo pretendere di comprendere ogni passaggio, poiché viviamo direttamente le sensazioni dei protagonisti, invece di farcele raccontare. Ma soprattutto che sarà un viaggio parecchio scomodo, dato che che intende interrogarci sul nostro rapporto con la malattia, l’inevitabilità del dolore e della morte, nonché l’incapacità di lasciare andare chi si ama.

Per far ciò Ducourneu prepara un assalto sonoro nei nostri confronti, mescolando insieme rumori, dialoghi e musiche, mentre nel frattempo ci investe con delle sequenze e delle idee visivamente sempre più potenti (basterebbe citare una schiena marmorea che si frantuma, le strade spazzate dal vento che solleva una sabbia rossa evidentemente portata dal viso, un litigio in piscina che si trasforma in un bagno di sangue, un attacco di panico su un’impalcatura mai visto prima così, una passeggiata notturna che scivola nell’incubo… e molto altro ancora).

Nulla in Alpha procede in modo posato o semplicemente canonico, tanto che ci si ritrova a sorridere anche nel pieno della commozione o dell’orrore a causa di uno sconcentante ma efficacissimo senso dell’umorismo che irrompe a gamba tesa.

Se tutto ciò funziona – e non sempre accade, più di un passaggio appare forzato, affrettato o enigmatico, o ancora dei brani di archi stucchevoli e fuori luogo – è anche per merito di un terzetto attoriale in formissima: Tahar Rahim è devastante nel dipingere un tossicodipendente fragilissimo, ormai arrivato al capolinea; Golshifteh Farahani è invece un medico tenace che continua a presentarsi in ospedale quando tutti i colleghi disertano e con una forza d’animo e fisica incredibile resuscita letteralmente il fratello dopo ogni crisi, oltre che una madre apprensiva ma allo stesso tempo dolce; e infine la giovane Mélissa Boros è l’inquieta Alpha del titolo, riottosa e decisa a non farsi imporre alcunché.

alpha 3

Se non si rischiasse di far passare il film per un racconto metaforico, si potrebbe anche accennare al fatto che Alpha è forse la più esatta riflessione sui sentimenti provati durante la pandemia da Coronavirus, in quanto la malattia si può identificare tanto con l’AIDS, come ovvio, quanto con il Covid, passando ovviamente per varie forma di dipendenza: Ducournau è infatti riuscita a rendere palpabile, evitando facili didascalismi, l’angoscia, l’impotenza, la paranoia, il sospetto e l’ostilità di quei mesi.

In conclusione possiamo dire che Alpha sarà un film che probabilmente incontrerà il favore di pochi, anche perché richiede di aderire a una narrazione che potrebbe risultare soverchiante quando non inconcludente, ma che tutti dovrebbero vedere per assistere a un’opera davvero originale che porta avanti l’arte cinematografica – se oggi ha ancora senso parlare di una pellicola in questi termini.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 09/16/2025
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