Paul Thomas Anderson firma finalmente il suo blockbuster d’autore: azione, satira e adrenalina, in un film che mescola i generi, ribalta le aspettative e consacra Leonardo DiCaprio e Sean Penn in stato di grazia.
Una battaglia dopo l’altra: un Anderson “muscolare”
Paul Thomas Anderson torna al cinema con Una battaglia dopo l’altra, un film che è un vero rollercoaster di emozioni, generi e colori. Un western urbano, un action riflessivo e una satira politica tutto insieme. Ma la cosa sorprendente è che funziona: ogni scena è girata con una cura maniacale per il dettaglio, con quella regia “nascosta” che solo i grandi sanno fare.
Se Licorice Pizza era un film solare e nostalgico, Una battaglia dopo l’altra è il suo opposto: cupo, elettrico, ma anche sorprendentemente pop. Anderson mescola i generi e li rimette in ordine un po’ alla volta, creando uno spettacolo personale e universale.
Liberamente adattato da Vineland di Thomas Pynchon, il film costruisce un mosaico di personaggi larger-than-life, dialoghi secchi e brillanti, e situazioni che oscillano tra il tragico e l’assurdo. Anderson riesce nel suo solito miracolo: ti fa ridere mentre parla di cose serissime, e subito dopo ti tira un pugno nello stomaco.
La storia parte come un classico action, con un settaggio che potrebbe sembrare familiare, ma appena finito l’epilogo ribalta le aspettative e sorprende. È un continuo saliscendi di toni, in perfetto equilibrio tra adrenalina e riflessione.
Regia e stile visivo
La fotografia di Robert Elswit privilegia contrasti forti: neon freddi per le sequenze d’azione, luce naturale e sporca per i flashback. C’è un senso costante di “assedio visivo” che riflette la paranoia del protagonista.
La colonna sonora di Jonny Greenwood alterna riff elettrici e atmosfere cupe da thriller, creando una miscela perfetta che amplifica tensione e ironia.
DiCaprio e Penn: un duello da antologia
Leonardo DiCaprio è la spina dorsale del film. Non è il solito eroe tormentato, ma un ex-rivoluzionario logorato dal tempo, costretto a tornare in gioco per salvare la figlia. Oscilla tra rabbia, ironia e dolore trattenuto, confermando tempi comici impeccabili e una presenza scenica che riempie lo schermo.
Sean Penn è puro carisma tossico. Interpreta il colonnello Lockjaw con un misto di follia, eleganza e cattiveria, creando un villain che ti fa quasi tifare per lui. Lavora di sottrazione: poche parole, uno sguardo, un sorriso storto, e la sala trattiene il fiato.
I comprimari (Benicio Del Toro, Regina Hall, Teyana Taylor) fanno da contrappunto, orchestrati con precisione da PTA.
Conclusione
Una battaglia dopo l’altra è un film che mette insieme cinema d’autore e intrattenimento senza sacrificare la profondità. Parla di memoria politica, di eroi falliti e di nemici interiori, ma lo fa con ritmo, immagini potenti e attori in stato di grazia.
Tecnico senza essere freddo, politico senza diventare pesante, spettacolare senza essere solo spettacolo. Se PTA voleva fare un capolavoro pop — missione compiuta.







