Diretto da Léa Todorov, al suo debutto nel cinema di finzione, il film non è solo un biopic tradizionale, ma un’opera che esplora il femminismo attraverso la figura della celebre pedagogista italiana. Jasmine Trinca interpreta Maria Montessori, ritratta all’inizio della sua carriera, mentre cerca di conciliare gli ideali innovativi del suo metodo di insegnamento con le sue difficoltà personali, inclusa la maternità.
Il film si distingue per la sua attenzione al ruolo delle donne nel passaggio tra due epoche, rappresentate dalla Montessori e da Lili d’Alengy, un’affermata cortigiana interpretata da Leïla Bekhti. Lili. Fuggita a Roma con Tina, l’unica sua figlia con disabilità, incontra Montessori, e insieme si uniscono nella battaglia per creare un luogo che accolga l3 bambin3 emarginat3 dalla società. Todorov utilizza queste due figure femminili per esplorare temi di maternità e neurodiversità, ponendo l’accento sulla necessità di una società più aperta e inclusiva.
Il merito del film va alla bravura di Jasmine Trinca nel riuscire a far emergere la passione che la Montessori provava per la sua causa, e la grinta, mossa da idee femministe e rivoluzionarie, che la spinse a realizzare il suo sogno nonostante i frequenti contrasti e intrusioni dei colleghi uomini. Il titolo stesso, La Nouvelle Femme, sottolinea il parallelo tra la lotta di Montessori per l’emancipazione femminile e le trasformazioni sociali in atto nel mondo all’alba del XX secolo.
Un film da recuperare per l’ottima interpretazione e lo spessore che il cast è riuscito a dare ai vari personaggi, ma che forse poteva dare qualcosa in più andando oltre il racconto storico di un personaggio importante come la Montessori, esplorandone più a fondo motivazioni e sentimenti.







