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La più piccola: recensione

la più piccola recensione film

Si dice spesso che in Italia siamo “indietro”. Sui diritti civili, sui diritti sociali, è come se, in quanto società civile, continuassimo a fare una fatica bestiale per fare minuscoli passi avanti, mentre intorno a noi avvengono piccoli, scoraggianti eventi che sembrano portarci trent’anni indietro. Come vietare La più piccola, film di Hafsia Herzi in uscita in sala il 23 aprile, ai minori di quattordici anni. Il film è stato presentato a Cannes, e l’attrice protagonista Nadia Melliti ha vinto il Prix d’Interprétation Féminine e il Premio César per la Migliore promessa femminile.

Secondo la motivazione ufficiale, la commissione ritiene che il film contenga “riferimenti sessuali espliciti che, pur non essendo trasformati in immagini pornografiche, sono descritti in modo dettagliato e potrebbero influire negativamente sullo sviluppo emotivo dei minori di 14 anni”.

Il distributore, Fandango, ha già presentato ricorso, e si spera che la risonanza della notizia faccia bene all’uscita in sala. Ricordiamo che a Fandango è stato negato il finanziamento pubblico per il film su Giulio Regeni che nelle scorse settimane ha suscitato molte polemiche online, esasperando un conflitto già aperto tra il Ministero e la casa di produzione.

Vale la pena anticipare che La più piccola non contiene scene di nudo integrale o scene di rapporti sessuali in stile Vita di Adèle, pur avendo delle scene molto erotiche, e nel resto dei paesi in cui è stato distribuito non ha avuto alcuna forma di divieto, ma a quanto pare in Italia basta descrivere un rapporto sessuale fra due donne per far scattare VM14. Dal febbraio 2025 è possibile vietare ai minori di dieci anni non accompagnati la visione di un film, categoria che a quanto pare non è stata presa in considerazione in questo caso. Insomma, chi ha ancora paura delle lesbiche? La nostra commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, a quanto pare.

Così lontano, così vicino

La più piccola racconta la storia di Fatima, diciassettenne francese di origine algerina e musulmana praticante. Nel periodo del suo ultimo anno di scuola decide di esplorare il suo desiderio per le donne pur mantenendo il segreto con la sua famiglia. Tra esperienze intense, cuori infranti e sotterfugi, Fatima vive la sua vita senza mai tradire la sua riservatezza, pur mantenendo la determinazione di chi sa esattamente cosa desidera.

Non ci sono tragedie, rappresentazioni stereotipate o grandi rivelazioni: La più piccola è un film in cui la protagonista esplora e prende consapevolezza con i propri tempi, che impara ad ascoltarsi e a vivere appieno quello che vuole. La notevole prova attoriale di Nadia Melliti, in scena dalla prima all’ultima scena del film, contribuisce a rendere il film solido ma al contempo il grado di fluire in maniera naturale.

La più piccola è tratto dall’omonima autobiografia di Fatima Daas, edita da Fandango libri, un’opera a metà tra memoir e monologo teatrale, che racconta in prima persona singolare la vita tormentata della protagonista, combattuta tra la sua fede e il suo amore per le donne, saltando avanti e indietro fra anni, episodi e personaggi con brevi capitoli che iniziano tutti con la frase “Mi chiamo Fatima Daas”.

Nel film il conflitto fra religione e sessualità è meno presente che nel libro, probabilmente perché racconta solo un anno della vita della protagonista, anche se non mancano le scene di confronto e di crisi identitaria. In generale lo struggimento che traspare dal libro nel film è meno pressante, nascosto dalla dolcezza con cui viene mostrata questa ragazza sempre in bilico fra imbarazzo e voglia di esprimersi, come tanti adolescenti della sua età.

Guardando questo film, anche prima della notizia del divieto ai minori di quattordici anni, è difficile non pensare che realizzare un film del genere, in Italia, separata dalla Francia solo dalle Alpi, sarebbe praticamente impossibile. Questa consapevolezza non può che accompagnarsi a una grande amarezza, dato che la sessualità è un tema fondamentale che tanti autori e autrici cinematografici dovrebbero essere liberi di trattare senza paura di vedere le loro opere precluse a una parte di pubblico. Riusciremo mai a vedere oltre queste Alpi apparentemente insuperabili?

Autore

  • Francesca Zonta
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Data pubblicazione: 04/22/2026
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