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Queens of the Dead: recensione

queens of the dead poster

Una simpatica cazzatona horror, una commedia drag, una messa alla berlina del cinema zombie, la naturale prosecuzione dell’opera del padre: si farebbe estremamente torto a Queens of the Dead, film diretto da Tina Romero (ebbene sì, la figlia di George A.) e presentato nella sezione Freestyle della Festa del Cinema di Roma, se si scegliesse una definizione più altisonante.

Perché Queens of the Dead è una pellicola – termine quanto mai sbagliato vista l’estetica iperdigitale low budget – anzi un B movie fatto e finito, il tripudio del camp e del glitter al servizio di uno scherzo gioiosamente LGBT+, un piccolo cult sbagliatissimo, sgangherato e molto, molto divertente (a patto di sapersi divertire) probabilmente destinato a diventare un evergreen delle feste di Halloween meno binarie.

L’operazione dell’erede di casa Romero paradossalmente rispetta in pieno il magistero paterno: così come le varie Notte, Alba, Giorno, Terra e così via parlavano della società americana e dei suoi tanti mali (bigottismo, consumismo, militarismo, populismo e altro ancora), allo stesso Tina Romero si immerge con sfrontatezza e incoscienza nel grande calderone del dibattito sulle trasformazioni in merito alle questioni di genere, identità e orientamento sessuale, senza prendersi troppo sul serio ma rovesciando costantemente le aspettative che aleggiano sui propri personaggi, ridicolizzandone le mode, ridendo delle sue ossessioni e preoccupazioni.

Il suo Queens allora ricorda più Il ritorno dei morti viventi o L’alba dei morti dementi che le opere del padre, persino nel design degli zombie, che sono molto evidentemente dei parrucconi con del trucco da alieni verdognoli; non è un caso che il variopinto carosello di personaggi (lesbiche, gay, drag queen, persone trans e non binary e un paio di poveri uomini etero – uno dei quali è teneramente spassoso nel suo essere il pesce fuor d’acqua) nella propria esagerazione festosa e sbrillucciante non si trovi poi così tanto a disagio con gli zombie, almeno fino a che non diventano pericolosi.

La trama è molto semplice, e come detto cavalca fieramente atmosfere da film di serie Z: un locale male in arnese tenta il colpaccio con un’ultima festa drag, che però viene interrotto dal classico scoppio di un’apocalisse zombie. Nel più tradizionale degli assedi si ricompongono coppie, si consumano tragedie, qualcuno riacquista la propria identità drag, altr3 fanno una brutta fine… ma senza disperarsi troppo.

Parliamoci chiaro: l’opera prima di Romero Jr. è lontanissima dal capolavoro, ma si fa apprezzare se la si prende per quella che è, ovvero un film quasi francescano nella propria povertà, che esibisce i soliti problemi di ritmo e di montaggio troppo disteso, con interpretazioni sufficienti ma non sempre calibratissime e che perdono pezzi anche nella commedia (si distingue però la Katy O’ Brian di Love Lies Bleeding), con più di qualche battuta che cade nel vuoto, qualche momento infantile o poco sviluppato e una vena horror all’acqua di rose.

E però ci sembra veramente che chi critica il film, aspettandosi un horror porn à la Bruce laBruce o una commedia sofisticata alla Edgar Wright, non abbia colto il punto: che è quello di una costante presa in giro, bonaria ma velenosa, come sono le battute degli show drag, della comunità LGBT e dei suoi critici. Una satira più che tenera, anche perché fatta da chi evidentemente l’argomento lo tocca con mano, all’insegna di un costante ribaltamento delle identità, di pregiudizi e di preconcetti su questa o su quella categoria.

Le stilettate al mondo dei social e degli influencer – al posto dei consumatore di Dawn of the Dead ci sono i morti ossessionati dal cellulare che continuano a visualizzare live streaming – sono poi piuttosto scontate ma sostanzialmente giuste, forse un po’ fuori tempo massimo nella loro semplicità da allegoria sociale poco sottile, ma in fondo gustose e divertenti, capaci di suscitare la tipica risata grassa di cui ci si vergogna dopo averla esplosa.

Insomma, Queens of the Dead è un film che promette veramente poco e mantiene quanto basta, perché sa di essere un’opera di una leggerezza assoluta, volatile, transitoria come lo è un’esibizione sulla base registrata di una hit del momento. Un film che non ha alcuna ambizione di rimanere nella storia del cinema ma che pretende di essere visto con popcon e amich3 pront3 a divertirsi di e con i propri morti viventi preferiti.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/18/2025
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