Nell’ultimo decennio il genere della romantic comedy ha vissuto una significativa rinascita, come se le storie di chi cerca la propria anima gemella in posti e modalità inimmaginabili fossero l’unica certezza in un mondo che cambia troppo velocemente e fa sempre più paura. Ormai gli spettatori sanno che trovare l’amore non è mai difficile quanto coltivarlo, eppure continuiamo a raccontare storie che rispondano alla domanda “finiranno insieme”?
Con The Invite – Il piacere è tutto nostro, che arriva in Italia distribuito da iWonder, Olivia Wilde si concentra proprio su una “coppia qualunque” che ha dimenticato i primi batticuori ed è invorticata in una routine ormai disfunzionale, interpretata da Wilde stessa e da Seth Rogen, che si confronta con una coppia di vicini (Penélope Cruz e Edward Norton) decisamente più glamour e intraprendente. Si tratta di un remake della commedia spagnola Sentimental del 2020, diretta da Cesc Gay e tratta dalla sua omonima opera teatrale, ormai arrivata al sesto remake (tra cui l’italiano Vicini di casa del 2022 diretto da Paolo Costella che lo ha co-scritto con Giacomo Ciarrapico).
Joe e Angela attraversano una profonda crisi matrimoniale. A complicare le cose c’è una difficile serata organizzata da Angela all’ultimo minuto per ospitare i loro vicini del piano di sopra, Hawk e Piña, una coppia libera e disinibita. Man mano che la cena procede, la situazione, già abbastanza difficile, prende una piega del tutto inaspettata quando Hawk e Piña propongono a Joe e Angela un’esperienza fuori dall’ordinario. L’invito dà il via a una catena di eventi imprevedibile, fatta di confessioni, provocazioni e situazioni al limite dell’assurdo, facendo venire finalmente a galla segreti e desideri repressi.
Wilde mostra la sua abilità nel girare, interpretare e scrivere, con la collaborazione di Rashida Jones e Will McCormack, la versione statunitense, ma anche nell’aver dato un notevole ritmo e dinamismo al film grazie alle sue scelte registiche.
Inquadrature lunghe, primi piani intensi ma non banali e carrelli incisivi senza essere esagerati. Queste scelte registiche, insieme a una fotografia che predilige le luci soffuse pur comunicando un senso di angoscia, contribuiscono a definire in modo perfetto lo spazio della casa, arredata in modo impeccabile.
L’appartamento è un elemento centrale nella storia, non solo perché è spesso al centro della conversazione tra gli ospiti, ma perché il film si svolge quasi interamente al suo interno, ad eccezione della frenetica sequenza iniziale di montage e musica che immerge immediatamente lo spettatore all’interno del film.
Nell’arco di 107 minuti di durata, The Invite ha l’incredibile capacità di mettere lo spettatore a disagio in quasi ogni sequenza per ragioni sempre diverse. Se ad esempio Carnage, che per alcuni aspetti potrebbe ricordarlo, somiglia a una caduta libera, The Invite è piuttosto come un giro sulle montagne russe, dato che le dinamiche fra i protagonisti cambiano di continuo, rivelando nuovi aspetti dei personaggi.
E non bastano un’ottima sceneggiatura e dei bravi attori per mantenere alta la tensione, perché per avere un film al cardiopalma regia, fotografia e montaggio hanno un ruolo chiave. Il tono cambia talmente spesso che è molto difficile capire dove la storia andrà a parare, o quale disastro attende i protagonisti dietro l’angolo.
In questo senso la costruzione dei personaggi, molto ben definiti e mai macchiettistici, pur essendo tragicamente comici, è un altro tassello fondamentale che senza il contributo degli interpreti non sarebbe stato possibile, anche grazie a un punto di vista disilluso ma mai cinico. Negli appena 21 giorni di riprese, i quattro protagonisti hanno avuto la possibilità di improvvisare, pur avendo fatto molte prove e scelto insieme i background dei propri personaggi.
Una mossa che dimostra l’esperienza e la fiducia nel proprio cast di Wilde, che dopo il brillante esordio alla regia con Booksmart (che qualcuno forse ricorda con il discutibile titolo La rivincita delle sfigate) e il meno convincente Don’t Worry Darling, firma la sua opera finora meglio riuscita. I film in un’unica location, con pochi personaggi e ambientati nel corso di un lasso di tempo limitato rappresentano una sorta di balena bianca per drammaturghi, sceneggiatori e scrittori, e l’esempio di Wilde dimostra che una sceneggiatura di ferro non è quella in cui tutti recitano le proprie battute esattamente come sono scritte sul copione.
Sono proprio i personaggi l’elemento più memorabile del film: Seth Rogen, nei panni del bonaccione e burbero Joe, riesce a bilanciare i momenti di stress; Wilde, nella parte della nevrotica ma imbranata Angela si rende protagonista di momenti divertentissimi; Edward Norton, che interpreta Hawk, riesce a essere misterioso e al contempo buffo; ultima, ma non per importanza, Penélope Cruz nella parte del anticonvenzionale Piña è talmente risolta e sicura di quello che vuole da mettere tutti gli altri in soggezione senza aver bisogno di essere autoritaria.
E anche se la domanda centrale del film resta la classica e inflazionata “finiranno insieme?”, la particolarità di The Invite sta nel fare in modo che lo spettatore se la ponga più volte, in momenti diversissimi per tono e intensità.







