Caro mondo crudele, opera seconda di Niccolò Falsetti presentata alla Festa del Cinema di Roma, sempre in co-regia con l’interprete Francesco Turbanti, dopo il brillante esordio nel 2022, con Margini, si mette alla prova realizzando un film in tecnica mista, con più personaggi e affrontando tematiche complesse.
La protagonista è Giovanna (Aurora Malianni), studentessa delle medie scontrosa e anticonvenzionale che ai ragazzi più popolari preferisce la compagnia di Mirko, outsider orgoglioso come lei, con il quale passa il tempo ad Albinia, paesino della provincia di Orbetello nella Maremma toscana. Quando Mirko scompare, Giovanna dovrà collaborare suo malgrado con altri compagni di scuola per cercare di capire cosa sia successo e cosa ha scritto Mirko su un misterioso bigliettino nascosto nell’ufficio del preside.
La sua perenne lotta contro il mondo non risparmia nessuno: sua madre Sabrina (Petra Valentini), insegnante nella sua scuola, il comprensivo ma ambiguo professor Alberto (Francesco Turbanti) e i bulli della sua classe che si rivelano alleati imprevisti, in particolare Ludovica, detta il Maglio (Tara Trocchia), terrore dell’intero istituto.
Tutto nel film contribuisce a restituire una decadente e nostalgica atmosfera anni ’90: dagli inserti girati con le telecamere, alle canzoni originali di Giancane fino alle animazioni di Zerocalcare.
Ed è proprio durante gli intermezzi animati, dove prende vita il padre di Giovanna, venuto prematuramente a mancare, che la protagonista ha le discussioni più accese: come fosse in un cartone giapponese (quando ancora nessuno o quasi conosceva la parola “anime”), l’alter ego di Giovanna, una piccola mucca, prende a calci e pugni il forzuto babbo, una sorta di Kenshiro toscano, e i suoi strani sidekicks.
Nonostante le premesse avvincenti, il notevole lavoro produttivo e l’iconografia di riferimento ben messa a fuoco, Caro Mondo Crudele non centra appieno l’obiettivo. Pur raccontando una storia di formazione e perdita, il film non emoziona, i legami tra i personaggi risultano poco convincenti e le sequenze animate, in perfetto stile anni ’90 ma a tratti stancanti, spezzano il ritmo della narrazione. Nonostante gli argomenti raccontati siano molto seri, i sentimenti della protagonista non arrivano, sembrano piuttosto nascosti sotto un’infinità di poster, felpe acetate e zaini invicta.







