Tim Blake Nelson torna alla regia di un lungometraggio dopo più di dieci anni con un potente dramma carcerario, The Life and Deaths of Wilson Shedd, presentato all’ultimo Toronto film festival e in concorso per il premio Progressive Cinema alla Festa del Cinema di Roma.
Ambientato fra Arkansas e Oklahoma, il film racconta la storia di Karen, insegnante di scrittura creativa intrappolata in una relazione abusante. Quando inizia a lavorare all’interno di un carcere di massima sicurezza incontra Wilson, ergastolano con una naturale predisposizione per la scrittura. Affascinata dal suo talento e dal suo carisma, inizia con lui un rapporto epistolare che darà il via a un’imprevedibile catena di eventi.
Grazie alle ottime interpretazioni dei protagonisti, Amanda Seyfried e in particolare Scott McNairy, che riesce a dare vita a un personaggio molto sfaccettato, al montaggio alternato che rende la storia più avvincente da seguire mettendo insieme i pezzi un po’ alla volta e alla scrittura asciutta ma efficace, The life and deaths of Wilson Shedd è un film in grado di tenere alta la tensione e sollevare interrogativi sul destino di chi nasce con il futuro apparentemente già scritto.
Come ne Le ali della libertà, i protagonisti fanno di tutto per sfuggire al proprio destino, ma, 32 anni dopo il film e 44 dopo il racconto, ci troviamo in un mondo in cui la speranza non è più tanto semplice da mantenere in vita.
In un momento in cui di carcere e condanna a morte si parla molto, specialmente dopo il caso di Christa Pike, questo film fornisce degli inaspettati spunti di riflessione sul tema senza mai giudicare i personaggi o abbandonarsi a sentimentalismi, raccontando di un mondo dove non c’è più spazio nemmeno per la speranza. Forse solo per i libri.







