Lo abbiamo scovato, ve ne abbiamo parlato e, soprattutto, sapevamo che prima o poi quel film che nessuno voleva farci vedere sarebbe arrivato. Dopo circa tre anni, Coyote VS Acme è finalmente al cinema. E forse la cosa più assurda è proprio questa: un film che Warner Bros. sembrava intenzionata a nascondere a tutti i costi, invece di essere un disastro, è un film che funziona. Non è perfetto, ma è divertente, ha una sua identità e soprattutto dimostra di avere molto più da dire di quanto ci si potrebbe aspettare da una commedia costruita intorno a Willy il Coyote.
Ma partiamo dall’inizio.
La storia nasce addirittura nel 1990, quando sul New Yorker venne pubblicato un saggio di Ian Frazier che immaginava il povero Willy il Coyote, esasperato dai continui fallimenti dei prodotti ACME, portare l’azienda in tribunale. Da questa idea il regista Dave Green costruisce una commedia che prende quella premessa assurda e la trasforma in qualcosa di sorprendentemente attuale. Perché Coyote VS Acme non parla soltanto di un animale che vuole vendicarsi di un’azienda che gli vende prodotti difettosi. Parla di capitalismo, consumismo e dipendenza dai prodotti che compriamo, mettendo al centro proprio l’idea di un sistema nel quale il consumatore sembra non avere mai davvero il controllo.
E qui arriva uno degli aspetti più interessanti del film: dietro la comicità e la slapstick c’è quasi un piccolo manifesto politico e generazionale, ed è anche per questo che, nonostante i Looney Tunes, non sembra essere un film pensato esclusivamente per i bambini.
Coyote VS Acme recupera inoltre una tradizione cinematografica che conosciamo molto bene: quella della tecnica mista, dove personaggi animati e attori in carne e ossa condividono lo stesso mondo. I riferimenti più evidenti sono inevitabilmente Chi ha incastrato Roger Rabbit? e Space Jam, ma il film prova a costruire una propria identità. Willy il Coyote e Beep Beep mantengono un’animazione prevalentemente 2D, mentre gli altri personaggi animati vengono realizzati attraverso una combinazione di 2D e 3D. Il risultato è piacevole e soprattutto funzionale alla comicità fisica del personaggio.
E poi c’è la sceneggiatura, alla quale ha partecipato anche James Gunn, entrato nel progetto prima che tutta la vicenda della mancata distribuzione esplodesse. Ed è proprio qui che bisogna fare una distinzione. Sì, il film è stato circondato da una delle campagne di salvataggio più rumorose degli ultimi anni. Sì, la storia della Warner Bros. che preferiva sfruttare una perdita fiscale piuttosto che distribuire il film è diventata quasi più famosa del film stesso.
Ma lasciamo perdere per un momento tutto questo, c’è appositamente un video.
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Perché Coyote VS Acme va giudicato per quello che è. E, preso così, è un buon film. La regia funziona, la sceneggiatura ha idee, gli effetti visivi sono convincenti e soprattutto la comicità di Willy il Coyote continua a funzionare grazie a quella combinazione di slapstick, ostinazione e sfortuna che conosciamo da sempre. Eppure c’è un enorme “ma”.
Ed è un problema che riguarda proprio il mondo nel quale il film decide di ambientarsi. L’universo di Willy il Coyote e Beep Beep non è esattamente quello dei Looney Tunes che conosciamo. In questo film esseri umani e personaggi animati convivono nello stesso mondo e, apparentemente, sanno dell’esistenza gli uni degli altri. E allora viene spontanea una domanda: ma questi cartoni animati, da dove arrivano? E soprattutto: se Bugs Bunny, Daffy Duck e gli altri esistono realmente in questo mondo, perché nessuno sembra conoscere le loro identità? Perché Bugs Bunny non è famoso come Bugs Bunny? Perché non esiste una vera e propria cultura costruita intorno a questi personaggi?
Sono dettagli che magari non impediscono di godersi il film, ma più ci pensi e più iniziano a stonare. E viene spontaneo chiedersi: perché non costruire semplicemente un universo simile a quello di Looney Tunes: Back in Action? Lì il rapporto tra esseri umani e personaggi animati aveva una logica interna molto più chiara. Qui invece il film sembra costruire delle regole proprie senza preoccuparsi troppo di spiegarle. Superato questo problema, però, Coyote VS Acme riesce a farsi guardare con piacere.
Gran parte del merito va al cast. John Cena continua a dimostrare di essere sempre più credibile nella commedia e, soprattutto, di avere quella capacità di prendersi poco sul serio che gli permette di funzionare anche quando il film diventa completamente folle. E poi c’è Will Forte, che per tutto il percorso produttivo ha continuato a difendere il film e che qui trova un ruolo perfetto per il suo tipo di comicità. Ma la vera star rimane comunque lui. Willy il Coyote. Perché ogni volta che il film lascia spazio alla sua comicità fisica, alle sue invenzioni assurde e ai suoi tentativi disperati di raggiungere Beep Beep, torna fuori quella componente universale del personaggio che lo ha reso immortale. E sorprendentemente il film riesce anche a trovare spazio per l’emozione.
Il finale porta la storia verso una dimensione più sentimentale di quanto ci si aspetterebbe, senza rinunciare completamente alla sua natura comica. È uno di quei momenti nei quali capisci che il film non vuole semplicemente riempire novanta minuti di gag, ma prova realmente a lasciare qualcosa allo spettatore. Ed è proprio questo il punto.
Coyote VS Acme meritava di essere distribuito. Non perché sia il capolavoro che la sua travagliata storia produttiva ci ha fatto immaginare. Non perché sia il nuovo Chi ha incastrato Roger Rabbit?. E nemmeno perché sia uno dei migliori film di tecnica mista mai realizzati. Semplicemente perché è un film che funziona. Ha una buona sceneggiatura, una regia solida, una componente visiva interessante, un cast che sa stare al gioco e un’idea di fondo decisamente più adulta di quanto il titolo possa far pensare.
Purtroppo il confronto con i predecessori diventa inevitabile. Chi ha incastrato Roger Rabbit? rimane su un altro pianeta. Looney Tunes: Back in Action aveva una consapevolezza maggiore dell’universo che stava raccontando. E Coyote VS Acme, invece, rimane un gradino sotto – diciamo che, almeno, supera l’ultimo Space Jam: New Legends.







