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Too Old to Die Young: recensione

too old to die young recensione poster

Dopo l’anteprima fuori concorso al Festival di Cannes debutta il 14 giugno 2019 sulla piattaforma Amazon Prime Video la serie TV Too Old To Die Young, l’ultima fatica di Nicolas Winding Refn fino a quel momento. Con questa serie, Amazon Studios si è allontanata dai cliché dei contenuti seriali omologati, concedendosi una scelta produttiva totalmente fuori dagli schemi.

Proprio durante il Festival, il regista ha raccontato che si era trasferito a Los Angeles 4 anni prima e, venendo da una città profondamente diversa come Copenaghen, si è sentito a detta sua un alieno. Questa sua alienazione ha partorito un film di 13 ore e con l’aiuto del noto fumettista e sceneggiatore Ed Brubaker ha reinventato il genere crime/noir.

Too Old To Die Young segue Martin, un poliziotto corrotto di Los Angeles che, dopo l’assassinio del suo collega per mano di un membro del cartello messicano, sprofonda in un vortice di violenza. Schiacciato dai sensi di colpa, Martin viene reclutato da un gruppo di giustizieri e diventa un killer spietato per eliminare i criminali più abbietti della città. La sua storia di vendetta e redenzione finisce per intrecciarsi in modo inevitabile e sanguinoso con l’ascesa al potere del cartello.

Refn non firma semplicemente una serie televisiva, ma compie un vero e proprio atto di sabotaggio linguistico ai danni del racconto seriale contemporaneo. Abbandona la narrazione ellittica e standardizzata che contraddistingue la serialità attuale per creare un’opera che sostituisca radicalmente l’azione con la contemplazione, trasformando il crime in un’esperienza sensoriale, quasi mistica.

La Los Angeles dipinta da Refn è una metropoli buia, soffocata da una decadenza morale senza appello. Non esistono innocenti nel microcosmo ideato dal regista danese, ma solamente poliziotti corrotti, fascisti, neonazisti, pornografi, trafficanti di droga. In altre parole, un’allegoria visiva del declino sociopolitico dell’America nell’era di Trump in cui le istituzioni hanno ormai perso ogni funzione e autorità morale.

Il protagonista incarna perfettamente questa paralisi: il suo viaggio non è una classica parabola di redenzione, bensì una lenta e graduale discesa nel vuoto, un limbo senza via d’uscita. Mentre la classe dominante maschile incarna un patriarcato deviato, violento e impunito, fa da contraltare l’universo femminile; le figure femminili sono oggettivamente superiori e impersonificano una forma di giustizia e un supremo giudizio divino.

In Too Old To Die Young la storia non viene narrata ma sembra piuttosto essere evocata. Il mix di inquadrature così vitree e un sound design così ipnotico trasforma la visione in un flusso catartico. Le inquadrature sono sempre simmetriche e geometriche, spesso trasformate in veri e propri quadri fissi. La macchina da presa si muove deliberatamente in modo ipnotico prediligendo lunghe carrellate e panoramiche lentissime a 180 e 360 gradi. La sua regia dilata la percezione del tempo, imponendo una recitazione quasi teatrale e statuaria, dove lo spazio e i silenzi contano molto di più dei dialoghi. La luce crea un’estetica onirica dove non è importante il posto in cui ci troviamo fisicamente, ma lo stato mentale, spirituale e morale del mondo rappresentato.

Il marchio di fabbrica visivo di Refn nasce da una sua caratteristica fisiologica: è daltonico. Fatica a distinguere determinate sfumature e contrasti di colore, motivo per cui lavora in maniera molto affiatata con il suo direttore della fotografia Darius Khondji, con cui attua dei contrasti estremi e colori primari iper-saturi: un blu/ciano elettrico che rappresenta il vuoto, la morte, il distacco. Il rosso/magenta che suggerisce violenza, sesso, vendetta e la componente spirituale/religiosa del cartello.

E’ doveroso fare un plauso all’attore protagonista Miles Teller, che è riuscito in maniera magistrale a svuotarsi totalmente di ogni emozione e pietrificare sé stesso ogni qualvolta la scena lo richiedeva. L’abbiamo già visto in gran forma in film come Whiplash e Trafficanti, quindi non è di certo una novità assistere a certe performance da parte sua.

Jena Malone, dopo The Neon Demon, si conferma impeccabile nei panni di Diana, un personaggio complesso, a metà tra una vigilante traumatizzata e una figura quasi mitica.

Ma è Cristina Rodlo nei panni di Yaritza a rubare la scena, diventando il vero perno tematico e non solo della seconda metà della serie. Non ha punti deboli: seducente, carnale, spietata e dominatrice.

Too Old To Die Young è un’opera monumentale e divisiva, un manifesto d’arte pura che rifiuta le regole del consumo rapido. Nicolas Winding Refn firma un incubo a neon di ineguagliabile potenza visiva in cui l’immagine si fa pittura e il cinema torna ad essere pura esperienza estetica.

Una visione imprescindibile per chiunque cerchi nel medium visivo qualcosa che vada oltre la semplice storia.

Autore

  • Luca Piccione
    Luca Piccione
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Data pubblicazione: 09/06/2026
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