• Home
  • Chi siamo
  • Podcast
    • Episodi
      • Stagione 6
      • Stagione 5
      • Stagione 4
      • Stagione 3
      • Stagione 2
      • Stagione 1
    • Morsi
    • Speciali
  • Recensioni
    • Film
    • Serie tv
  • Rubriche
    • Behind the Scene
    • Editoriali

I David di Donatello e la verità che non raccontano

editoriale david di donatello 2026 polemiche

Ci siamo: il 6 Maggio si è tenuta la cerimonia dei David di Donatello, e come ogni anno è andato in scena un cinema italiano che funziona.

Ma funziona davvero?

Sicuramente dagli ultimi numeri capiamo che una ripresa c’è, infatti ci sono più spettatori e più incassi – una quota di mercato che nei primi mesi del 2025 arriva fino al 50%.

Infatti nel 2025 il box office è cresciuto: +1,2 milioni di spettatori e +11,5 milioni di euro

Contemporaneamente però cosa succede?

Ci sono cose che non vengono dette durante la cerimonia dei David di Donatello. Non è stato detto che il fondo cinema è sceso da 696 a 606 milioni. Oppure che le produzioni previste sono diminuite del 50% e che questo comporta una conseguenza importantissima, ossia che ci saranno tantissimi lavoratori senza continuità.

E quindi, il cinema Italiano raccontato ai David, funziona?

Ma, soprattutto, c’è un dato allarmante che definisce il sistema più di qualsiasi premiazione.
345 film su 459 vengono finanziati, spesso anche con soldi pubblici, tax credit, selettivi e chi più ne ha più ne metta, e poi non escono in sala.

Vi starete chiedendo, perché?

Perché il cinema italiano è un sistema che si contraddice, che si distrugge, che produce utilizzando soldi pubblici, ma che non ha interesse nella distribuzione, perchè magari il 50% dei film prodotti dallo “Stato” sono film che non esistono, o che servono a camuffare spese. A volte queste produzioni fanno delle uscite tecniche.

Per chi non lo sapesse, per “uscita tecnica” (in Italia soprattutto) non si intende un errore o qualcosa di improvvisato, anzi, è una strategia precisa per soddisfare alcuni requisiti importanti, come quelli legali o finanziari, e ottenere finanziamenti statali. Ad esempio, un’uscita tecnica può servire per accedere a pratiche legate al tax credit, oppure sono degli obblighi a cui i film prodotti devono sottostare per ottenere delle agevolazioni finanziarie.

Distribuire ufficialmente un film vuol dire poter partecipare a festival o premi, oppure, cosa più importante, essere distribuito su piattaforme, all’estero, e soprattutto in TV, guadagnando dai diritti televisivi.

Un film che nasce attraverso contributi pubblici, tax credit, coproduzioni europee, etc, che poi arriva in sala per pochi giorni, non è parte di un cinema che cerca il proprio pubblico, ma di un cinema che risponde a un sistema.

Un sistema che finanzia, certifica e chiude il ciclo anche quando il film, di fatto, non entra mai in relazione con chi dovrebbe vederlo, non costruisce pubblico, non costruisce visibilità, non entra nel dibattito. E quindi, di fatto, non entra nemmeno nel sistema. E a questo punto la domanda diventa inevitabile:

Chi entra nel sistema del cinema italiano? E soprattutto, chi entra a far parte dei David (e chi no)?

Partiamo dal principio.

Il premio David di Donatello non è un festival con selezione, ma un premio, appunto, che riconosce i professionisti del cinema. Chi vota?

A farlo sono gli stessi professionisti del cinema, dato che è un premio interno all’industria, invitati dall’Accademia del Cinema Italiano. Si tratterebbe di una competizione ad armi pari, ma sin dall’inizio sono in realtà escluse tutte le produzioni aventi un budget al di sotto di una certa soglia, che di conseguenza hanno avuto una distribuzione limitata e che quindi sono state viste, almeno in teoria, da un numero esiguo di persone.

In sostanza i David dovrebbero premiare i film nostrani di maggiore “qualità”, quando in realtà a essere premiate sono solo le opere più ricche.

Ma chi può essere candidato?

Il film deve essere italiano, o deve avere una coproduzione italiana, deve uscire in sala (anche poco), e deve avere una distribuzione riconosciuta. Tutti i membri dell’Accademia del Cinema Italiano hanno la possibilità di votare una “Lista lunga” e infine una “Short list”. I film vengono visti dai membri tramite una piattaforma streaming, e quindi poco importa se la produzione ha speso milioni per scenografare qualcosa, o alzare il livello della qualità audio, perché tanto chi vota li guarderà molto probabilmente comodamente a casa, su supporti non all’altezza della visione in sala.

Cosa comporta questo?

Diventa inevitabile che i giurati giurati, che probabilmente non hanno il tempo ed evidentemente la voglia di guardare tutto, nemmeno la short list, rivolgano la propria attenzione a pochi titoli, e che i premi siano assegnati sempre agli stessi film, a un piccolo gruppetto di opere.

Nel 2026, infatti, sono 29 i film candidati su 118 in concorso su un totale di lungometraggi di finzione distribuiti in sala superiore ai 200.

La distribuzione delle nomination è così fortemente concentrata:

Le città di pianura – 16 candidature
La grazia – 14 candidature
Le assaggiatrici – 13 candidature

Questo dimostra che quasi il 50% delle nomination è spalmato su tre titoli. Per non parlare delle nomination alle attrici: Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi e Barbara Ronchi compaiono più volte in categorie diverse, levando spazio ad altre potenziali candidate. Forse perché sono sempre le stesse attrici ad ottenere ruoli di maggior prestigio in prima battuta?

O forse si tratta di pigrizia – della prova che i giurati non hanno guardato tutti i film, fermandosi alla superficie e ai film più chiacchierati della stagione?

Ci raccontano che vogliono premiare l’originalità, l’impegno, le opere che si distinguono… e poi?

“Orfeo” di Virgilio Villoresi viene snobbato: film in tecnica mista con lo stop motion, tratto da “Poema a Fumetti” di Buzzati, considerata la prima graphic novel italiana. Opera prima, autoprodotta, frutto di tanti anni di lavoro e sacrifici. Eppure non entra. Non perché non sia valido, ma perché non appartiene al circuito che permette a un film di essere visto, discusso, riconosciuto.

Insomma, sarà un caso che tutti i film candidati siano prodotti o coprodotti con fondi statali, o con il supporto di Rai Cinema?

Il cinema che non arriva

Il problema a questo punto diventa un altro: non si tratta più di chi non viene candidato, ma di chi non arriva nemmeno a essere visto. Perché, come abbiamo detto sopra, di 459 film finanziati (cortometraggi e documentari inclusi), nemmeno il 20% arriva in sala, e figuriamoci se l’Accademia si prende la briga di guardare film indipendenti, sconosciuti.

Se centinaia di film non escono in sala, non possono esistere nel sistema, dunque non costruiscono pubblico, non entrano nel dibattito culturale e non arrivano ai premi

I David di Donatello non selezionano il cinema italiano, selezionano il cinema italiano che è riuscito a passare attraverso tutti i filtri precedenti. E il filtro più duro non è il premio. È arrivare al pubblico.

E come si arriva al pubblico?

Quando pensiamo ai film automaticamente pensiamo alla sala, ma oggi questa cosa non è più vera. Esiste infatti tutta una filiera costituita dalla sala, ma anche dalla promozione, dalla copertura dei media, e poi anche dallo streaming e dai passaggi televisivi.

I report europei su circolazione e sfruttamento dei film mostrano un pattern stabile: i film che escono in sala hanno, nella finestra successiva di tv on demand e streaming on demand (TVOD / SVOD), una percentuale di visione sensibilmente più alta rispetto ai titoli che non passano dal cinema. In molti casi, la differenza è nell’ordine del +30% / +50% di consumo online. Infatti la probabilità di essere acquisiti e promossi dalle piattaforme cresce in modo netto se il film ha avuto una uscita in sala tracciabile e un minimo di box office certificato. Nei cataloghi SVOD i titoli senza passaggio in sala tendono ad avere tassi di scoperta molto bassi, quindi la sala non è solo una possibilità di incasso, ma anche il dispositivo che attiva tutto il resto dello sfruttamento.

Dunque non è vero che “le piattaforme hanno sostituito la sala”,come si dice spesso, quanto piuttosto il contrario: senza sala, le piattaforme non funzionano come seconda vita. Negli ultimi anni abbiamo visto per esempio come molte serie tv italiane, come Esterno Notte o L’Arte della Gioia, abbiano beneficiato del passaggio in sala, ricevendo maggiore visibilità e la possibilità di essere candidate ai David di Donatello e trionfare nelle categorie più prestigiose. A conferma del fatto che la sala cinematografica è ancora fondamentale.

A questo punto il nodo è evidente: se in Italia centinaia di film non escono in sala non è il pubblico che è assente, è la promozione che manca. Semplicemente il film non esiste, perché il pubblico non può vedere ciò che non gli arriva. E allora il problema non riguarda i gusti e gli interessi degli spettatori, ma l’accesso che gli spettatori hanno al film.

Se c’è un sistema che ti immette nel circuito sala, esisti, se resti fuori, scompari.

Anche se dei piccoli film indipendenti arrivano a essere prodotti, bisogna poi vedere come vengono distribuiti. Non sono rari i casi di film che si possono vedere solo di pomeriggio, o tarda notte, o agli orari più improbabili o ancora per pochissimi giorni, perché gli esercenti, comprensibilmente, li programmano solo quando non hanno l’incasso assicurato da opere di maggior richiamo.

Il paradosso è che magari questi titoli potrebbero anche fare bene se riuscissero a incontrare uno spettatore specifico, ma a queste condizioni non hanno la possibilità di essere visti. A volte diamo per scontato che questi film non abbiano avuto successo perché sono troppo originali, difficili, unici. Tuttavia, se non c’è un grande ufficio stampa alla spalle, o un’agenzia incaricata di sviluppare una forte strategia di comunicazione, come fanno a trovare il loro pubblico?

Questo squilibrio porta gravi problemi anche in fase di produzione del film, creando un circolo vizioso per cui chi produce film che non arrivano in sala, sia volutamente che non, alimenta un sistema che non funziona.

I David di Donatello mostrano soltanto il risultato finale, non raccontano il processo, portando avanti una comunicazione falsata e inesatta. Finché il sistema continuerà a restringere l’accesso invece che ampliarlo, si racconterà solo attraverso i suoi risultati migliori, o presunti tali. Si continuerà così a parlare di un cinema Italiano sano, un cinema italiano che esiste. Ma questo cinema non è accessibile.

Perchè ai David di Donatello non vince il film più idoneo, più di qualità… vince chi può permetterselo.

FONTI UTILIZZATE:

  • https://boxofficebiz.it/news/fondo-cinema-2026-ritardi-storture-e-un-138-di-tax-credit-alle-produzioni-straniere/
  • https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/politica-estera/startup-e-pmi-laziali-a-s-francisco-silicon-valley-v8xskxez
  • https://www.ilsole24ore.com/art/pos-e-scontrini-tax-credit-cinema-e-fondo-antiusura-sotto-lente-corte-conti-AI9kXgzB
  • https://www.rivistastudio.com/lavoratori-cinema-precari-crisi
  • https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/14/boicottare-i-david-di-donatello-ci-penso-ma-su-quel-palco-si-puo-lanciare-un-messaggio-importante-sui-lavoratori-del-cinema-in-crisi-matilda-de-angelis-risponde-a-alessandro-gassmann/8355008
  • https://www.rollingstone.it/cinema-tv/classifiche-liste-cinema-tv/david-di-donatello-2026-gli-snobbati-e-le-sorprese/1024848
  • https://cineuropa.org/it/film/481598
  • https://www.mymovies.it/film/2025/il-vangelo-di-giuda
  • https://www.imdb.com/it/title/tt33014590
  • https://boxofficebiz.it/news/cinema-italiano-alto-budget-alto-incasso
  • https://boxofficebiz.it/news/riflettori-sul-cinema-italiano-incassi-e-presenze-del-2023-e-inizio-2024

Autore

  • Simone Albano

    Tutto è iniziato quando da piccolo mi ritrovai solo in casa e decisi di inserire nel videoregistratore il VHS di Jurassic Park. Da lì poi il primo film al cinema Titanic…e dopo la voglia di scrivere storie.

    Non mi aspettavo di scrivere recensioni. Quello lo so, non sono in grado, le scrivo troppo di pancia, ed è per questo che ho deciso poi di creare una redazione tutta mia.

    La prima idea di Popcorn & Podcast era quella di scrivere solo recensioni di film pop, ma poi ho capito che la gente fa solo finta di essere Pop, e si lega ai film di autori, fa il radical chic, e per avere una linea editoriale mista mi sono avvalso di grandi collaboratori.

    Nella vita lavoro nel cinema, mastico cinema e parlo di cinema (sì ho una vita noiosa), ma non riuscirei a vedermi in nessun altro lavoro.

    Cerco di essere sempre sincero nelle mie opinioni sul cinema, e creo sempre nuovi contenuti che non vadano in Trend, perché a me stare sulla cresta dell’onda mette ansia. Quindi preferisco pochi numeri ma tanta qualità.

    E se non sei d’accordo con me, sti cazzi.

    Visualizza tutti gli articoli
Data pubblicazione: 05/07/2026
Articolo precedente
Illusione: recensione
Articolo successivo
Obsession: recensione

Cerca anche:

cinema italianodavid di donatello

Ultimi articoli

masters-of-the-universe-recensione-poster-italiano

Masters of the Universe: recensione

1 giorno fa
disclosure day recensione poster

Disclosure Day: recensione

2 giorni fa
arene roma 2026 cinema

Tutte le arene di cinema all’aperto a Roma dell’estate 2026

3 giorni fa
devil may cry stagione 2 recensione

Devil May Cry – stagione 2: recensione

4 giorni fa
scary movie recensione poster

Scary Movie 6: recensione

6 giorni fa
PECORE-SOTTO-COPERTURA-recensione poster

Pecore sotto copertura: recensione

1 settimana fa
P&P
YouTube
spotify
Facebook
Instagram
TikTok
Letterboxd

© Popcorn & Podcast by HypeCommunications

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Privacy Policy