Strippoli osa, e questa volta regge fino alla fine
Con La valle dei sorrisi Paolo Strippoli ci aveva lasciato un film che era un “vorrei ma non posso”. Belle intuizioni, la fotografia giusta, ma alla fine restava in superficie. Un anno dopo torna con un nuovo film, sempre di genere. Stavolta fa centro.
L’estranea è stato presentato in Concorso a Venezia 83 ed è arrivato nelle sale l’8 ottobre con 01 Distribution. Nel frattempo è successo qualcosa che nessuno si aspettava: è stato scelto per rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar 2027 come miglior film internazionale. La commissione ha motivato la scelta definendolo un film nuovo, di genere, di un giovane autore. E Strippoli giovane lo è davvero: classe 1993, uno dei pochi registi under 35 che dimostrano che in Italia un altro cinema si può fare.
La storia parte da una notte di pioggia. Anna, interpretata da Jasmine Trinca, si presenta all’improvviso a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) per raccontarle qualcosa che la famiglia ha tenuto nascosto per vent’anni. Tutto torna indietro a un incidente, a una figlia da salvare e a un patto con una donna misteriosa, che porterà Anna a fare cose diaboliche.
Strippoli lo dice chiaramente quando presenta il film, con una domanda: «Quanto male possiamo compiere, scambiandolo per amore?». L’estranea racconta fin dove siamo disposti a spingerci per proteggere le persone che amiamo. Ma c’è un passaggio in più, ed è quello che mi è rimasto addosso: se sei convinto di fare la cosa giusta, se ci credi davvero, come fai ad accorgerti che stai sbagliando? È lì che l’amore diventa una piaga.
Rispetto a La valle dei sorrisi, L’estranea osa di più. Soprattutto, ha una struttura narrativa che non si sgretola. Il film è diviso in capitoli, e il montaggio di Federico Palmerini passa continuamente dal presente al passato senza mai perdere il filo. È un montaggio che non ti lascia mai seduto comodo, ti costringe a restare attivo, a rimettere insieme i pezzi. La storia è avvincente, i colpi di scena sono tanti, ma non arrivano mai a caso. Ogni colpo di scena è preparato, e ognuno rivela un pezzo in più di quanto fosse sbagliato quello che sembrava giusto.
Anche la regia e la fotografia lavorano per il racconto, curate fino al dettaglio, con scenografie pensate per sorprendere lo spettatore. Ma la vera novità è un’altra. L’estranea è un film di genere che guarda fuori dal solito horror italiano. Qui il sangue non c’è quasi mai, lo splatter nemmeno. La paura è psicologica, il mostro è interiore. È qualcosa che da noi si vede raramente. Ricorda molto il nuovo horror americano d’autore, film come Midsommar o Obsession, dove le premesse sono profondamente psicologiche. Solo che lì, a un certo punto, tutto esplode nel sangue. L’estranea invece resta dentro la testa fino all’ultimo, e fa paura proprio per questo.
Il cast è uno dei punti di forza. Jasmine Trinca esce dai suoi soliti personaggi. Invecchia, anche grazie a un ottimo trucco, e si lascia alle spalle il ruolo della bella donna per diventare una madre che tiene ai figli al punto da perdersi. È lei a portare sulle spalle la domanda del film, ed è qualcosa di diverso da tutto quello che le abbiamo visto fare finora. E poi c’è Valeria Bruni Tedeschi, che sale di qualche gradino rispetto a tutti. Per una volta il cinema le chiede altro. La sua estranea fa sorridere, a tratti persino ridere, e ti spiazza, dentro un film che non dovrebbe farti sorridere affatto. È la presenza più disturbante del film proprio perché è la più leggera.
Adriano Giannini fa una buona prova. Più debole invece Romana Maggiora Vergano, che per gran parte del film ha sempre le stesse espressioni e si riprende solo sul finale. Ma il limite è più del personaggio che suo. In un film con tante storie e tanti personaggi è facile che qualcuno resti indietro, e Alice è quella che ne paga il prezzo.
La sceneggiatura è firmata da Strippoli insieme a Salvatore De Chirico. Strippoli ha raccontato che il film nasce da una troupe di ragazzi con cui ha fatto la scuola di cinema, e che il suo sceneggiatore è un amico d’infanzia. Anche questo dice qualcosa: i giovani autori hanno cose da raccontare, se qualcuno li lascia raccontare. Il finale è di quelli che ti restano.
L’estranea fa quello che La valle dei sorrisi non era riuscito a fare. E adesso, con l’Oscar all’orizzonte, la domanda diventa un’altra. Il 15 dicembre sapremo se entrerà nella shortlist dei quindici titoli ancora in corsa, ma la vera sfida arriva dopo. Riuscirà Strippoli a tenere testa alle dinamiche del mercato, e a continuare a raccontare le storie che vuole raccontare lui?







