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Zootropolis 2: recensione

zootropolis 2 recensione

Nella sua discutibile produzione e linea editoriale recente – e con recente ci riferiamo ad almeno 10 anni – la Disney dimostra, con questo colpo di coda del primo lustro degli anni 20, che è possibile ancora realizzare qualcosa di decente. O non imbarazzante, fate voi. Perché Zootropolis 2 è una vera perla.

Judy e Nick sono tornati. E ci danno il benvenuto nella loro città cosmopolita insieme a tanti nuovi personaggi – di cui Michela Giraud, Max Angioni e Matteo Martari doppiano le voci, affiancando i confermati Ilaria Latini e Alessandro Quarta.

E come dieci anni fa il primo capitolo cavalcava il complesso tema del razzismo e dei pregiudizi razziali, anticipando di fatti il caso George Floyd, in questo sequel – iniziato a scrivere cinque anni fa – la profezia si sposta in Medio Oriente, più precisamente nella sanguinosa guerra israelo-palestinese.

zootropolis 2

Un tema troppo forte per il giovane pubblico Disney, o troppo serio per un film d’animazione? Non se si va al cuore del problema, non se si tratta la diversità, l’usurpo e la prevaricazione con la forza, dinamiche che accompagnano l’essere umano dai banchi di scuola fino ai più grandi conflitti geopolitici.

Il ritmo non cala mai, nemmeno un istante “per sopperire al calo del tempo di attenzione nei giovani spettatori” dirà alla conferenza stampa Yvett Merino, produttrice di entrambi i capitoli.

Le battute sono quasi sempre sottili e raffinate, numerosissimi gli easter eggs e i riferimenti a Shining, Il silenzio degli innocenti e a tanti altri classici del cinema.

zootropolis 2 recensione

La regia di Byron Howard e Jared Bush (anche autore della sceneggiatura) riesce a combinare un’orchestra di suoni, immagini e simbolismi degni dei più grandi polizieschi con una impalcatura da Buddy Cops in cui i due protagonisti Judy e Nick si ritrovano non solo a dover spodestare un altro usurpatore, ma anche a convivere con le loro diversità per riuscire come coppia di colleghi, affrontando anche la psicoterapia di coppia, un tema ricorrente nel film.

“Entrare in Judy è stato facilissimo come nel primo film – dirà alla conferenza la doppiatrice Ilaria Latini – il difficile è stato uscirne” lasciandosi scappare poi uno spoiler: è già in pre-produzione il terzo capitolo, per la gioia dei fan di una saga che la Disney non è riuscita (ancora) a distruggere.

Se proprio proprio vogliamo trovare una nota stonata in questo complesso perfettamente armonioso, è la colonna sonora di Shakira. In un film che ha saputo modernizzarsi e attualizzare tutto, dalla tecnica ai temi, la cantante americana poteva evitare di tirare fuori il doppione di una sua canzone di 16 anni fa.

Autore

  • Sirio

    Nato in vitro dall'unione del seme di Edoardo Leo (per la bellezza) e di Martin Scorsese (sempre per somiglianza fisica, non per la bravura), all'età di 11 anni si offre di documentare la Prima Comunione della cugina e scopre solo alla fine che il tasto rec della telecamera non andava tenuto premuto e rilasciato solo alla fine. Risultato? Tutte scene di pavimenti e piedi e l'epifania di essere portato per la regia. Lauree, Master, Scuole di Regia, numero indefinito di produzioni, poi spot più seri e poi altri ancora più seri, lavora con Gabriele Muccino (di cui è nominativamente il pezzotto) e con Francesco Bruni. Vince 2 Nastri d'Argento (ma lui voleva quelli d'oro e quindi ci rimane male), un premio teatrale e pubblica una raccolta di racconti, prima di collaborare con la redazione cinematografica più figa del Paese. Ma tuttora la fatica più grande è quella di convincere la nonna che "sono un Creativo" non è "sono un Cretino" e che è un lavoro. Un lavoro vero

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Data pubblicazione: 11/25/2025
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