E se la tua morte ti venisse a cercare? Questa è la premessa di Whistle – Il richiamo della morte, il nuovo horror teen diretto da Corin Hardy, già regista di The Hallow e The Nun, e scritto da Owen Egerton. Ad attirare la morte ci pensa un fischietto azteco, l’Ehecachichtli, che per l’occasione viene reinventato come un oggetto demoniaco in grado di farti morire prima del tuo tempo.
Niente di troppo originale, forse, ma il concept del film rimane il suo punto più forte. Purtroppo, ad annacquarlo c’è una sceneggiatura traballante, dove i cliché del genere fanno da padrone, soprattutto nella prima parte. In un anonimo liceo americano, la nuova arrivata dal passato oscuro e tormentato, il simpatico sfigato, la love-interest, la ragazza popolare e il giocatore di basket formano il gruppo di adolescenti che finisce invischiato con l’infernale fischietto per pura goliardia.
I personaggi rimangono macchiette, poco approfonditi, e la protagonista, interpretata da Dafne Keen, si porta dietro una backstory con un grande potenziale ma fin troppo poco sfruttato, soprattutto in relazione al concept del film. L’unico elemento che tenta di spezzare l’impalcatura stereotipata del genere è la coppia principale: un giovane amore tutto al femminile che riesce a strappare un sorriso in diverse scene. La chimica delle due attrici aiuta molto in questo e, in generale, la recitazione regge abbastanza bene.
D’altro canto, il film non riesce a spaventare come vorrebbe. Se, ancora una volta, l’atmosfera e le premesse sono adatte al genere, l’esecuzione lascia a desiderare: gli effetti speciali sono veramente poco gradevoli, suscitando in alcuni momenti più ilarità che terrore e rompendo così l’immedesimazione. In effetti sarebbe bastato inserire delle morti più semplici e, proprio per questo, più spaventose, ma il film sceglie erroneamente di puntare troppo in alto e forse in direzioni sbagliate.
Per questa ragione risulta deludente anche il sound design, che, in un horror che sceglie come elemento di punta il suono di un fischietto, avrebbe dovuto essere uno dei suoi maggiori punti di forza. Anche la tensione è altalenante: a volte regge bene e altre vacilla, e il ritmo estremamente artificioso e prevedibile peggiora il tutto.
In sostanza, Whistle si limita a cercare di soddisfare le aspettative, in maniera meccanica e senza particolari sforzi, ma, pur tenendo presente il suo target di riferimento, delude su più fronti. Se doveste arrivare alla fine, resistete al vostro istinto di scappare: una scena midcredit, in pieno stile Marvel, vi attende con ansia (come la vostra morte, a quanto pare!).







