Un bel giorno è una commedia brillante diretta da Fabio De Luigi, scritta da Furio Andreotti, Giulia Calenda e da De Luigi stesso. Il trio di sceneggiatori funziona, i tempi comici dello script sono incalzanti e sicuramente sono alimentati da due attori che si compensano l’uno con l’altro: Fabio De Luigi e la raggiante Virginia Raffaele. La coppia funziona, la chimica è palpabile e le emozioni tra i due fanno scintille.
La trama è molto semplice: lui, vedovo e con un impresa che fabbrica infissi, vive la sua esistenza monotona assieme alle sue quattro figlie. Lei, cornificata e poi mollata dal marito, vive con i suoi tre figli, di cui due gemelli e uno con problematiche neurologiche. L’incontro tra i due è molto delicato, ma finisce con una furente notte di passione a casa del collaboratore del protagonista in cui si vede un De Luigi senza veli, sempre caro alle donne e una Virginia Raffaele confusa dalla situazione e in vena di battute. Dove sta il problema? Che i due nascondono il fatto di avere dei figli, forse per timore di non essere accettati, forse per paura che ci siano delle ripercussioni nel rapporto di coppia.
La regia non offre grandi tecnicismi e la fotografia parrebbe quella di una fiction televisiva. Ciò che funziona davvero è la recitazione ed è facile aspettarselo, visti i nomi coinvolti. Una bella sorpresa sono i giovani attori, che con le loro caratteristiche rendono il film più colorito e divertente. Forse si sarebbero potuti approfondire di più i caratteri di alcuni di loro, ma l’opera al posto di un’ora e mezza sarebbe durata più di due ore.
Molto carina l’idea della bambina che lancia le frecce con l’arco, chiamata da un giornalista “l’anticupido” per via dei danni che fa con questo strumento. Un’altra brava attrice presente nel cast è Beatrice Schiros, nei panni della madre di Virginia Raffaele. Insomma, un parterre di attori impeccabile e dei tempi comici azzeccati. Si ride quasi sempre.
Il produttore Del Brocco, intervenuto durante la conferenza stampa, ha dichiarato che il cinema italiano vive un momento positivo e che questo tipo di film porta in sala le famiglie e non solo, fa anche riflettere. Sarà pur vero, ma ricordiamoci che al Festival di Berlino 2026 non è presente alcun film italiano in concorso: questo significa che l’Italia continua a sfornare commedie, che sicuramente fanno ridere e riflettere, ma che in qualche modo tolgono spazio al cinema d’autore che dona cultura e spunti su cui discutere. Non che De Luigi non faccia riflettere, ma lo fa con un tono che l’Italia si sta abituando ad accogliere.







