Raccontare la scuola italiana per quanto possa sembrare strano non è una cosa così comune nel cinema italiano. Esistono molti film che hanno raccontato la giovinezza confrontandosi inevitabilmente con la sua arena naturale, appunto la scuola.
Esistono molto film che l’hanno usata come pretesto comico, ed altri come spunto per raccontare la vita eccentrica di docenti. Ma raccontarne i crudi meccanismi, rendendola un protagonista dalle molte voci, quello è già più raro. In passato solo La Scuola di Daniele Luchetti era riuscito nell’impresa. Concentrandosi sui professori e su come le loro vite fossero legate a quelle mura.
Domani interrogo, diretto da Umberto Riccioni Carteni (già regista di Diverso da chi? e Divorzio a Las Vegas) e scritto insieme a Herbert Simone Paragnani e Gaja Cenciarelli che è anche l’autrice del libro da cui è tratto il film, è l’altra faccia della scuola di Luchetti. Al centro ci sono gli studenti, che si raccontano al mondo, con tutte le loro fragilità e aspettative, nell’attesa di quel rituale di cambiamento che è l’esame di maturità.
Spettatore e arbitro della loro vita è la professoressa, detta Professoré. Non un nome, non un passato a noi noto, ma una missione, traghettare quegli studenti fuori dall’età adolescenziale, cercando di non farli smarrire.
Domani Interrogo è sicuramente la migliore opera del regista. Potendo contare su una sceneggiatura efficace ed un ottimo cast a partire da Anna Ferzetti (vista di recente in La Grazia di Paolo Sorrentino, che l’ha definitivamente lanciata) fino ad arrivare ai suoi tanti giovani interpreti, può concentrarsi su una regia più naturale, quasi documentaristica, che dà una voce unica al suo film. Particolarmente azzeccata la scelta di utilizzare le voci fuori campo che raccontano il dopo. Soddisfacendo così la curiosità di cosa i protagonisti hanno fatto dopo la scuola, senza però uscire dall’arenza narrativa.
Però non possiamo sicuramente parlare di un prodotto pienamente riuscito. Alcuni sviluppi restano fin troppo sospesi e si ha un eccesso di scelte sociali, che fanno sembrare la scuola quasi un avamposto di un riformatorio. Sicuramente un modello presente in alcune scuole di periferia, ma che nel film sembrano creare una dimensione di solo bianco e nero.
Ma sono problemi minori, e fanno capire come quest’opera sia stata costretta a sottrarre e che magari in una trasposizione seriale potrebbe veramente esplodere e diventare un vero specchio di quella che è diventata la nostra scuola.







