In un mondo dove tecnologia e natura sembrano ormai inconciliabili, Riccardo Milani ci porta per mano all’interno della terra sarda costruendo una storia fatta di tradizione, immensi paesaggi e personaggi armoniosi e ricchi di storia. Tutti gli attori e i figuranti sono caratterizzati non solo dal punto di vista degli usi e costumi, ma anche dal punto di vista del linguaggio.
Efisio, pastore fortemente radicato alla sue origini, dice un solenne “No” all’impresa immobiliare milanese, guidata da Diego Abatantuono, che cerca di gettare le fondamenta di un grosso resort proprio nel suo territorio. La figlia Francesca, interpretata da Virginia Raffaele (poco credibile come sarda) fa da ponte tra il padre e il capo cantiere Aldo Baglio (un siciliano radicato milanese e soppiantato per dieci anni in territorio sardo).
Il film, presentato alla 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma, è ben diretto, la storia diverte ma non troppo. Sicuramente Milani è stato aiutato dai paesaggi mozzafiato che offre la Sardegna e da un parterre di attori di un certo calibro. La sceneggiatura convince e giustamente esalta il coraggio di un uomo che, pur rimanendo solo nella sua battaglia, rimane ancorato ai suoi valori culturali e di giustizia.
Potrebbe risultare anche un film politico, per certi versi: i soprusi dei potenti a discapito dell’umanità e della semplicità di chi abita nelle campagne (e non solo) fanno da specchio ad un’Italia che a volte si dimentica delle proprie radici e della propria storia.
Resta il fatto che per affrontare certe tematiche non basta avere dei nomi importanti nel cast o avere dei paesaggi mozzafiato. Il film nel complesso manca totalmente di autorialità e non si capisce se voglia presentarsi come un film corale o incentrato sulla figura di Virginia Raffaele (che comunque nel suo conflitto risulta poco convincente).







