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Terrifier 3: recensione

Terrifier 3 recensione

 

Budella sparse con generosità, ettolitri di sangue, arti decapitati e fatti a pezzi come cracker, comicità slapstick, un antagonista ormai iconico dal carisma debordante e rigorosamente muto: Terrifier 3, come i due capitoli precedenti della saga, è ancorato con orgoglio agli stilemi degli slasher anni ’80 – ’90, con tutti i pro e i contro del caso, e da lì non ha alcuna intenzione di schiodarsi.

Se la formula funziona è per l’indubbio talento di David Howard Thornton che è riuscito a dar vita a un villain, il malefico clown Art, che resterà negli annali del cinema horror. Feste di Natale. Sienna Shawn, dimessa da un ospedale psichiatrico, viene accolta dagli zii nella speranza di poter riprendersi dopo il massacro della famiglia. Ovviamente così non sarà, dato che Art è di nuovo in attività, accompagnato da Victoria Heyes, la quale da vittima è divenuta partner del pagliaccio e pare abitata da una forza ancora più oscura.

Chi auspicava la chiusura di una trilogia dovrà mettersi l’animo in pace: se Leone è indubbiamente creativo nella costruzione di scene maleficamente divertenti e splatter oltre ogni immaginazione (anche se qui inizia a ripetersi), non è né uno sceneggiatore capace né indifferente al richiamo della pecunia. Il regista/sceneggiatore/montatore (ecco sul ritmo e sulla narrazione si potrebbe lavorare) continua infatti ad aggiungere blandi stralci di trama, segreti e misteri senza avere l’intenzione di scioglierli.

Il film ne esce appesantito, e anche certi elementi anticristiani – il satanismo spuntato fuori dal nulla, sembrano più vezzi che decisioni prese coscientemente. Non aiutano poi i soliti attori sotto il livello della decenza, ma è indubbio che Terrifier 3 vada visto a cuor leggero, armati di birra, pizza e popcorn, anche quando si accanisce senza pietà sui bambini e Babbo Natale viene deriso e fatto a pezzi. D’altro canto questo è il divertimento a budget medio-basso, senza pretese e velleità intellettuali ma onestamente caciarone, di cui il cinema ha sempre più un disperato bisogno.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/31/2024
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