• Home
  • Chi siamo
  • Podcast
    • Episodi
      • Stagione 6
      • Stagione 5
      • Stagione 4
      • Stagione 3
      • Stagione 2
      • Stagione 1
    • Morsi
    • Speciali
  • Recensioni
    • Film
    • Serie tv
  • Rubriche
    • Editoriali
    • Behind the Scene

We Live In Time: recensione

We Live In time

 

Ha ancora senso nel 2024 raccontare storie d’amore strappalacrime, dopo decenni di romanticismo come “I passi dell’amore”, “I ponti di Madison County” e tanti altri film che ci hanno fatto consumare pacchi di fazzoletti? E’ ciò che cerca di fare We Live in Time, far piangere lo spettatore raccontandogli la storia più banale del mondo. Lei malata di cancro, ama lui, si sposeranno e resteranno insieme fino alla fine… ”Love story” 1970, ma potremmo citare tanti altri film con trama simile.

Il punto è: riusciamo ancora ad empatizzare con queste storie? Sicuramente non si empatizza con la protagonista della storia, Almut (Florence Pugh) che è una delle migliori chef d’ Inghilterra, ex campionessa di pattinaggio sul ghiaccio, sexy, simpatica…insomma una persona che non esiste nella realtà. Lui invece è Tobias (Andrew Garfield), un ragazzo semplice, che vive per creare una famiglia a cui poter donare tanto amore.

Tobias è la persona più normale che possa esistere, anche se a tratti, per fini narrativi, è fin troppo intelligente (riesce a far partorire la moglie in uno sgabuzzino di un autogrill, facendosi guidare con la voce al telefono dell’ostetrica). Di scene assurde come questa ne è pieno il film, che nonostante gli ottimi dialoghi, e una regia pulita che sembra muovere una macchina perfetta, non porta niente di nuovo nel panorama cinematografico.

A spiccare sono sicuramente i protagonisti, una coppia affiatata che funziona, e piace, dall’alchimia che si percepisce. We Live in Time è l’ennesima operazione “dramma” di Hollywood, per farci sentire inutili, per farci spendere soldi in psicoanalisi, facendoci credere che la nostra vita è privilegiata. Un film che se fosse stato girato negli anni 2000 molto probabilmente sarebbe diventato un cult.

Autore

  • Simone Albano

    Tutto è iniziato quando da piccolo mi ritrovai solo in casa e decisi di inserire nel videoregistratore il VHS di Jurassic Park. Da lì poi il primo film al cinema Titanic…e dopo la voglia di scrivere storie. Non mi aspettavo di scrivere recensioni. Quello lo so, non sono in grado, le scrivo troppo di pancia, ed è per questo che ho deciso poi di creare una redazione tutta mia. La prima idea di Popcorn & Podcast era quella di scrivere solo recensioni di film pop, ma poi ho capito che la gente fa solo finta di essere Pop, e si lega ai film di autori, fa il radical chic, e per avere una linea editoriale mista mi sono avvalso di grandi collaboratori. Nella vita lavoro nel cinema, mastico cinema e parlo di cinema (sì ho una vita noiosa), ma non riuscirei a vedermi in nessun altro lavoro. Cerco di essere sempre sincero nelle mie opinioni sul cinema, e creo sempre nuovi contenuti che non vadano in Trend, perché a me stare sulla cresta dell’onda mette ansia. Quindi preferisco pochi numeri ma tanta qualità. E se non sei d’accordo con me, sti cazzi.

    Visualizza tutti gli articoli
Data pubblicazione: 11/02/2024
Articolo precedente
Terrifier 3: recensione
Articolo successivo
The Last – Naruto The Movie: recensione

Cerca anche:

Andrew GarfieldFesta del Cinema di Romaflorence pughJohn Crowley

Ultimi articoli

Cime tempestose recensione

“Cime tempestose”: recensione

6 ore fa
Goat

Goat – Sogna in grande: recensione

18 ore fa

FantaOscar 2026: come giocare e vincere ricchi premi con P&P

24 ore fa

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire: recensione

1 giorno fa
intervista a virgilio villoresi backstage orfeo

Intervista a Virgilio Villoresi e backstage del film Orfeo

1 giorno fa
Harry Lighton- recensione

Pillion – amore senza freni: recensione

3 giorni fa
P&P
YouTube
spotify
Facebook
Instagram
TikTok
Letterboxd

© Popcorn & Podcast by HypeCommunications

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Privacy Policy