Preceduto da una campagna di marketing tra le più subdole ed efficaci degli ultimi anni, e dunque preceduto da alte aspettative, il quarto film di Osgood Perkins risponde a una domanda diabolica: può il male assoluto essere anche follemente entusiasmante ed estatico?
Il grande miracolo di Longlegs sta proprio nella costruzione di un’atmosfera satanica sempre più angosciosa, cupa e opprimente grazie a una regia controllatissima in ogni suo aspetto, dalla scenografia alla fotografia, passando per montaggio, sonoro e recitazione. Il film vede al suo centro l’agente speciale Lee Harker, che pare dotata di chiaroveggenza, chiamata a investigare sul caso di un serial killer di famiglie dal modus operandi molto particolare (messaggi cifrati, nessuna traccia, particolare efferatezza) e al quale potrebbe essere legata da un rapporto speciale.
Se – si spera – non sorprenderà nessuno – l’alta qualità della performance di Nicolas Cage nei panni dell’assassino, opportunamente tenuta nascosta, meno ovvio è notare come per una volta l’attore si metta al servizio del film e non lo divori; altrettanto dedita è la protagonista Maika Monroe, cui viene affidato un personaggio sempre più allucinato e distaccato dalla realtà.
Perkins è magistrale nel costruire una lenta discesa negli inferi senza calcare quasi mai la mano con l’effettaccio, anzi tenendosi in bilico con sprezzo del pericolo tra realismo e astrazione di ambienti e situazioni (con momenti ironici molto preziosi, che poi esploderanno in The Monkey), aiutato in ciò da un reparto tecnico mai troppo lodato: la confezione, come suol dirsi, è di alto livello.
Purtroppo dove il film cede è nel finale e nella risoluzione del caso/mistero, perché se inizialmente Longlegs pare interessato più a costruire un’atmosfera, alla fine dovendo tirare le somme delude parzialmente con una trovata non particolarmente brillante e che elude il necessario rilascio della tensione accumulata. Una mancanza che si può perdonare a questo rito luciferino messo in scena con feroce eleganza da un cineasta ben più che promettente.







