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Longlegs: recensione

Longlegs recensione

 

Preceduto da una campagna di marketing tra le più subdole ed efficaci degli ultimi anni, e dunque preceduto da alte aspettative, il quarto film di Osgood Perkins risponde a una domanda diabolica: può il male assoluto essere anche follemente entusiasmante ed estatico?

Il grande miracolo di Longlegs sta proprio nella costruzione di un’atmosfera satanica sempre più angosciosa, cupa e opprimente grazie a una regia controllatissima in ogni suo aspetto, dalla scenografia alla fotografia, passando per montaggio, sonoro e recitazione. Il film vede al suo centro l’agente speciale Lee Harker, che pare dotata di chiaroveggenza, chiamata a investigare sul caso di un serial killer di famiglie dal modus operandi molto particolare (messaggi cifrati, nessuna traccia, particolare efferatezza) e al quale potrebbe essere legata da un rapporto speciale.

Se – si spera – non sorprenderà nessuno – l’alta qualità della performance di Nicolas Cage nei panni dell’assassino, opportunamente tenuta nascosta, meno ovvio è notare come per una volta l’attore si metta al servizio del film e non lo divori; altrettanto dedita è la protagonista Maika Monroe, cui viene affidato un personaggio sempre più allucinato e distaccato dalla realtà.

Perkins è magistrale nel costruire una lenta discesa negli inferi senza calcare quasi mai la mano con l’effettaccio, anzi tenendosi in bilico con sprezzo del pericolo tra realismo e astrazione di ambienti e situazioni (con momenti ironici molto preziosi, che poi esploderanno in The Monkey), aiutato in ciò da un reparto tecnico mai troppo lodato: la confezione, come suol dirsi, è di alto livello.

Purtroppo dove il film cede è nel finale e nella risoluzione del caso/mistero, perché se inizialmente Longlegs pare interessato più a costruire un’atmosfera, alla fine dovendo tirare le somme delude parzialmente con una trovata non particolarmente brillante e che elude il necessario rilascio della tensione accumulata. Una mancanza che si può perdonare a questo rito luciferino messo in scena con feroce eleganza da un cineasta ben più che promettente.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/30/2024
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