Tratto dall’omonimo romanzo di Giacomo Mazzariol, Squali segna l’esordio alla regia di Daniele Barbiero, ed è un progetto che mostra ambizioni evidenti. A partire da un cast guidato da Lorenzo Zurzolo, Francesco Gheghi e Francesco Centorame e che può vantare la presenza di una star globale e di alto profilo quale James Franco, anche produttore esecutivo del progetto, che dona un interessante respiro internazionale.
E già da qui nasce la prima domanda: il romanzo di partenza aveva davvero bisogno di una trasposizione cinematografica? Forse su carta l’idea funziona, ma sullo schermo la storia fatica a trovare un tono. Presentato alla Festa del Cinema di Roma in Alice nella città.
Squali: la trama
Squali racconta infatti di Max, 19enne della provincia veneta profonda, che si vede costretto a dire addio al viaggio in Spagna post maturità a causa di un’offerta incredibile: Robert Price, fondatore di una start-up a Roma, si è innamorato dell’app che Max ha sviluppato creato per aiutare i coetanei a scegliere la facoltà universitaria e vuole che questi la sviluppi.
Max si trova immerso nel mondo dell’hi-tech, degli squali della Silicon Valley, e costretto a fare scelte durissime cariche di pressione sociale, fra tradimenti, intimidazioni, delusioni personali e lavorative, amori e invaghimenti. Riuscirà il ragazzo a restare fedele a se stesso?
Squali: luci e ombre
Il film sembra voler emulare i modelli americani della pellicola ambientata nel mondo del business e con protagonista il classico “genio ribelle” che intraprende la scalata al successo – ma lo fa senza la stessa credibilità. L’impressione è così quella di assistere a un racconto costruito più per suggestione che per reale convinzione.
Barbiero arriva dai videoclip, e si vede. Alcune sequenze hanno ritmo e stile, ma nel complesso il film soffre di un montaggio frammentato e ipercinetico, con troppa musica, con tanti flashback ravvicinati senza motivo e scelte visive che finiscono per distrarre più che esaltare la narrazione. A tratti sembra proprio di guardare una serie di videoclip cuciti insieme, più che un film con un percorso emotivo coerente.
D’altra parte però il cast fa il suo: Zurzolo, Franco e Centorame funzionano, ma la scrittura non dà loro grande profondità. Le motivazioni dei personaggi restano abbozzate, anche se i rimandi archetipici sono chiari, e il coinvolgimento emotivo ne risente.
L’idea di fondo – raccontare la generazione Z alle prese con sogni, scelte e disillusione – è valida, ma il film sembra più un’operazione di marketing produttivo che frutto di un’urgenza narrativa. A tratti ricorda Che ne sarà di noi di Gabriele Muccino con il suo carattere di denuncia sociale, ma senza la stessa sincerità di sguardo.
Squali: cosa salvare?
La fotografia di Andrea Reitano, “enfant prodige” under 35, è curata e dinamica, con ottiche spinte e movimenti di macchina interessanti. In generale, l’idea di affidare un film d’esordio a un gruppo di capi reparto tutti giovani è lodevole e coerente: un esperimento coraggioso che, pur con i suoi limiti, merita rispetto, visto il risultato che mantiene una certa freschezza di sguardo.
In conclusione
Squali è un esordio sincero ma confuso, un film che vuole dire molto ma non riesce ancora a trovare una propria voce; si percepisce la voglia di emergere, di raccontare una generazione e di sperimentare linguaggi nuovi, ma il risultato resta più una promessa che una rivelazione.
Daniele Barbiero mostra energia e stile, e chissà che al prossimo film non riesca davvero a far nuotare i suoi “squali” in acque più profonde.







