“Piccolo Miracolo” è l’ultimo film diretto da Guido Chiesa, il cui soggetto è stato scritto da Edoardo Leo e Nicoletta Micheli. Il film è tra l’altro vincitore di due premi all’ultimo Festival di Taormina.
L’opera narra le vicende di Davide Lancia (Marco D’Amore), un ricco quarantenne romano figlio di un potente palazzinaro (Giorgio Colangeli) che per ereditare l’impero di famiglia deve demolire una vecchia palazzina. I suoi piani sono però ostacolati da Ursula (Greta Scarano), inquilina non vedente e battagliera che si rifiuta di lasciare la sua casa.
Piccolo miracolo è un film molto elegante e intrigante, velato da una malinconia di fondo trasmessa da una regia molto delicata. I colori sono vivaci e nostalgici allo stesso tempo, in linea con i personaggi – ben scritti, tridimensionali e variegati. La struttura narrativa appare compatta e ben distribuita e l’intreccio narrativo è potente e delineato in maniera ottimale.
Per quanto riguarda la resa attoriale, c’è da dire che i protagonisti dimostrano ancora una volta di avere talento e qualità fuori dal comune. I ruoli secondari sono un po’ macchiettistici, ma in fondo è ciò che spesso si ritrova nelle commedie italiane. Un esempio è rappresentato da Gianmarco Tognazzi, che veste i panni di “Re Bibbia”: questi, insieme alla sua ciurma di sbandati, risulta molto simpatico, rendendo bene l’idea dell’ex carcerato, e probabilmente è stato scritto volutamente un po’ sopra le righe.
Gli attori sono tutti molto bravi, a partire da Greta Scarano, che si è calata nel ruolo della disabile cieca in modo impeccabile. Per non parlare di Giorgio Colangeli, anche lui eccezionale nella parte di un uomo spietato e che non guarda in faccia a nessuno pur di racimolare denaro. Marco D’Amore interpreta un ruolo molto distante da quelli che siamo soliti attribuirgli. Se lo abbiamo visto spesso nelle vesti del criminale senza scrupoli, in questo caso è invece un personaggio ambivalente, all’apparenza forte ma che in realtà nasconde un insieme di fragilità e malinconie.
Il montaggio scorre silenzioso, le scenografie sono molto realistiche e i costumi in linea con i personaggi e con la fotografia. Il paesaggio è una panoramica della periferia romana e le inquadrature riescono a penetrare all’interno delle abitazioni descrivendo gli ambienti in maniera efficace.
Appassiona la storia d’amore tra i due personaggi principali, che ricorda molto le commedie romantiche americane degli anni ’90 in cui tipicamente è l’uomo ricco ma con un disagio interno a pretendere di elevare la donna con disagio evidente (ma “ricca dentro”). In fondo, Davide Lancia e Ursula sono due opposti che si attraggono: prima si incontrano, poi si scontrano e si incontrano di nuovo con le loro risorse e le loro fragilità, finendo con il salvarsi a vicenda.
Raccontare le periferie rendendole protagoniste dell’opera è sempre un’ottima occasione per osservare degli spaccati di realtà che appartengono a quegli strati della società spesso lasciati nella penombra. Osservarle mettendo a confronto due mondi opposti è piacevole, divertente, ma anche interessante dal punto di vista sociopolitico.
Dovendo avanzare una critica, alcuni dei dialoghi che Ursula porta avanti da sola dentro casa risultano forse troppo didascalici, rendendo la scena poco credibile. Al contrario, però, si sente il desiderio di veridicità di Guido Chiesa e Nicoletta Micheli, che hanno chiesto l’aiuto di Vanessa Casu, influencer non vedente che ha fatto da coach a Greta Scarano per il ruolo interpretato.
Insomma, Piccolo miracolo è un film indubbiamente riuscito, che riesce nel suo obiettivo di far capire come la disabilità non sia sempre un ostacolo insormontabile e come si possa arrivare a una condivisione nonostante le numerose difficoltà.







