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Mercy – Sotto accusa: recensione

Mercy - sotto accusa: recensione

Mercy – Sotto accusa: la trama

Il detective Chris Raven si sveglia legato su una sedia potenzialmente mortale, con l’accusa di aver ucciso la moglie e, avendo accesso a qualsiasi tipo informazione grazie alla totale digitalizzazione della società, con novanta minuti per dimostrare la sua innocenza al giudice Maddox, una IA evoluta che lo accompagna nelle indagini.

Un premessa interessante che difatti ti immerge nel solito coinvolgente thriller americano. Ma… impossibile non sottolineare quel “solito”, per l’appunto.

Mercy – Sotto accusa: un thriller prevedebile

Con i soliti colpi di scena, le guerre di potere alimentate dalla sete di giustizia e i soliti crash tra auto e le solite immancabili esplosioni.

Insomma un film godibile e dalle dinamiche adrenaliniche, per carità, ma con riserva.

Mercy-Sotto-Accusa-con-Rebecca-Ferguson

Chris Pratt tiene in piedi il film pur stando seduto, dimostrando che uscire da Star Lord é possibile e con talento (aspettiamo ora una parte drammatica fuori dall’action).

Rebecca Ferguson invece più che articiale nell’intelligenza del personaggio appare artificiale e basta. Troppi ammiccamenti, troppa plastificazione nella sua fissa serietà.

E l’utilizzo del tema iA è il principale boomerang del film. Un’occasione sprecata da parte del regista Timur Bekmambetov (già colpevole per lo stesso motivo con Wanted e Ben Hur) che avrebbe potuto affrontare un tema così scottante e attuale con qualche riflessione originale o un punto di vista che aprisse il dialogo.

E invece il messaggio non solo appare “il solito” ma è anche dichiarato sul finale, senza che ce ne fosse bisogno, se non per offendere l’intelligenza (non artificiale, si spera!) del pubblico.

Due ore piacevoli? Decisamente si! Un film che ricorderete? Risposta più difficile da dare

Autore

  • Sirio

    Nato in vitro dall'unione del seme di Edoardo Leo (per la bellezza) e di Martin Scorsese (sempre per somiglianza fisica, non per la bravura), all'età di 11 anni si offre di documentare la Prima Comunione della cugina e scopre solo alla fine che il tasto rec della telecamera non andava tenuto premuto e rilasciato solo alla fine. Risultato? Tutte scene di pavimenti e piedi e l'epifania di essere portato per la regia. Lauree, Master, Scuole di Regia, numero indefinito di produzioni, poi spot più seri e poi altri ancora più seri, lavora con Gabriele Muccino (di cui è nominativamente il pezzotto) e con Francesco Bruni. Vince 2 Nastri d'Argento (ma lui voleva quelli d'oro e quindi ci rimane male), un premio teatrale e pubblica una raccolta di racconti, prima di collaborare con la redazione cinematografica più figa del Paese. Ma tuttora la fatica più grande è quella di convincere la nonna che "sono un Creativo" non è "sono un Cretino" e che è un lavoro. Un lavoro vero

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Data pubblicazione: 01/22/2026
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