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Greedy People: recensione

Greedy People

 

Esistono confini sottili tra l’omaggio, l’ispirazione, la copia più o meno spudorata e il plagio. Greedy People, nuova regia di Potsy Ponciroli dopo l’acclamato Old Henry, non è esattamente un prototipo di originalità e personalità, richiamando a più riprese il cinema dei fratelli Coen, la loro concezione del mondo e stilemi di scrittura.

A cavallo tra commedia grottesca, crime e neo-noir, il film che vede tra i protagonisti Himesh Patel, Joseph Gordon-Levitt e Lily James ricalca da vicino lo schema base dell’indimenticato Fargo. In questo caso la trama si svolge nella tranquilla Providence, in South Carolina, una sonnacchiosa cittadina portuale, in cui una classica coppia di poliziotti male assortiti si imbatte prima in una morte casuale e poi in un malloppo da un milione di dollari. I due cercheranno di truffare i tanti interessati intascandoselo, ma la loro avidità e quella di un surreale ensemble di caratteristi farà degenerare la situazione verso un finale tragico.

Se non vi fossero riferimenti pesantissimi a tante opere molto migliori, Greedy People sarebbe anche un film passabile, reparto tecnico mediocre a parte: il ritmo è sempre piuttosto indiavolato e da un certo punto in avanti quasi inarrestabile, l’intrigo è sufficientemente complicato e i personaggi, seppur non ispiratissimi, comunque simpatici.

Tuttavia non mancano cadute di stile come metafore sempliciotte quali l’occhio arrossato del protagonista, segno della sua caduta morale (in un’opera in cui quasi tutti si comportano da farabutti), e nel finale si calca troppo la mano sull’avidità del titolo, unico reale significato di questo film che di sottile ha ben poco, e sulla rettitudine di un personaggio che richiama fin troppo esplicitamente lo sceriffo di Non è un paese per vecchi.

A conti fatti un’opera neanche disprezzabile, ma che deve inevitabilmente confrontarsi con un’enormità di pellicole, appartenenti a un filone ormai piuttosto nutrito, delle quali rappresenta una copia sbiadita.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/27/2024
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