Il lavoro più intimo di Michele Placido, purtroppo, dimostra come il regista non riesca a rinnovarsi: continua a fare un cinema antiquato, lontano dall’evoluzione in corso negli ultimi anni. Paradossalmente i suoi lavori precedenti, come Romanzo criminale o Vallanzasca, erano fin troppo avanti. Dopo “L’ombra di Caravaggio” il regista torna nella sua comfort zone e sforna un’opera semplice, senza sbavature, dalla regia accademica, con movimenti di macchina puliti, e una fotografia fin troppo da “fiction”.
Liberamente ispirato al libro “Il gioco delle parti – Vita straordinaria di Luigi Pirandello” dello stesso Collura, autore della sceneggiatura con il fedele Toni Trupia, il film racconta il primo grande vero amore del regista, ossia il teatro pirandelliano, ma lo fa con modi risultando sin troppo distante dal suo modo di fare cinema. Nel cast una Valeria Bruni Tedeschi impeccabile, nei panni della moglie di Pirandello, Antonietta, mentre a dividere lo schermo con Fabrizio Bentivoglio che interpreta Luigi Pirandello, troviamo la compagna di Michele Placido, Federica Luna Vincenti, anche produttrice.
Bentivoglio risulta essere all’altezza del ruolo, interpretando monologhi e voci fuori campo con leggiadria e sicurezza; peccato che sia ancora fresca l’immensa interpretazione di Toni Servillo nel film “La stranezza”, presentato anch’egli alla Festa del cinema di Roma, ormai 2 anni fa. Un film personale, che pare a tratti parlare della stessa vita di Placido: i suoi successi, la difficoltà nel vedersi vecchio, l’amore per una donna più giovane e la distanza con i 3 figli a causa di un lavoro che lo impegna troppo.
Una coincidenza netta, che permette all’autore di raccontare Pirandello in una prospettiva del tutto personale. Insomma un film che non spicca per la messa in scena del regista, il quale compare nel piccolo ruolo di Saul Colin, l’agente di Pirandello, ma che comunque conferma la bravura di Plaicdo nel saper raccontare belle storie.







