La tecnica dello screencast – la registrazione dello schermo di un device – è ancora relativamente nuova nel mondo del cinema ed è stata usata in modo esteso soprattutto nei thriller / horror. Ancor meno comuni i casi di narrazione tramite un software preesistente, come avviene nella curiosa opera a cavallo tra fiction e documentario del duo di coniugi Pinny Grylls e Sam Crane, che si appoggia a Grand Theft Auto Online, versione multiplayer del blockbuster di Rockstar.
In un mondo virtuale piuttosto ben simulato, in cui è possibile impersonare dei criminali sparando, guidando e commettendo decine di attività illecite, la scelta di mettere in scena in game l’Amleto di Shakespeare appare quantomeno bizzarra se non ci fosse la pandemia da Covid di mezzo, il tanto tempo a disposizione e la disoccupazione coatta. Un po’ alla volta, mentre le prove verranno interrotte da polizia, sparatorie, passanti ostili, scopriremo perché i due amici Sam e Mark, entrambi attori, si sono imbarcati nell’impresa, affrontando temi come la solitudine, la necessità di esprimere la propria vena artistica, la ricerca di un senso del proprio vivere e lo spirito di comunità quale bisogno inestinguibile.
Si ride sguaiatamente e di gusto in questo film, presentato alla Festa del Cinema di Roma, che parte come una bizzarria innocua per diventare qualcosa di profondo, sentito e persino commovente, anche per merito di quel assoluto capolavoro della letteratura mondiale firmato dal Bardo. Il contrasto tra il videogiocatore medio, che prima spara e poi fa domande, e gli aspiranti attori e i loro collaboratori dà vita a scene folli, ma a sorprendere è quanto Grand Theft Auto Online e la sua infrastruttura si prestino a momenti cinematografici toccanti, grazie a paesaggi ancora suggestivi, nonostante l’età del gioco. Insomma un piccolo grande film da sostenere che parla inaspettatamente bene delle nostre fragilità, dentro e davanti a uno schermo.







