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Brides – Giovani spose: recensione

brides_giovani spose recensione

Brides – Giovani Spose è un film di genere drammatico ed on the road, diretto da Nadia Fall, con Ebada Hassan, Safiyya Ingar e Yusra Warsama.

Le protagoniste, Doe e Muna, sono due ragazze islamiche che decidono di scappare assieme dal Regno Unito e da una società che le discrimina e le bullizza, per arrivare in Siria, un Paese che, secondo quello che le ragazze leggono sui social, può dare loro una vita migliore.

Ma il viaggio è pieno di insidie ed ostacoli che le due adolescenti dovranno affrontare: prima di tutto Doe probabilmente non ha mai preso un aereo ed è Muna stessa a darle coraggio e a stringerle la mano durante il decollo; una volta arrivate in Turchia il viaggio si complica ulteriormente quando l’uomo che sarebbe dovuto venirle a prendere in aeroporto non si palesa, lasciandole in balia di se stesse.

Ma le due non si perdono d’animo, trovano una donna gentile col velo che le ospita a casa della propria famiglia. Ma anche in questo caso non sono rose e fiori. Cominciano infatti le domande scomode che le rivolgono, sul motivo che le spinge a intraprendere questo viaggio.

Insomma, Brides – Giovani Spose è un film rocambolesco sull’adolescenza e soprattutto, sull’amicizia, sul sostenersi a vicenda nonostante le difficoltà e sul sapersi difendere ad ogni costo, anche quando si ha torto. Un film sospeso, sul non sapere se tornare indietro o andare avanti per raggiungere la meta. Come in un limbo.

Si potrebbe paragonare quest’opera all’americano Thelma e Louise, in cui due donne si amano alla follia e non nell’accezione sessuale del termine, ma in maniera viscerale, litigando per poi riappacificarsi, lottando per la propria vita in un tripudio di sorellanza per poi morire assieme stringendosi la mano.

La regia ci offre una costellazione di flashback per farci capire qual è il recente passato delle due ragazze, ci offre uno spaccato societario occidentale non ancora pronto evidentemente ad accettare le differenze. Doe porta il velo nero, è scura di pelle e musulmana. Probabilmente la più sensibile tra le due e la più bersagliata dai beceri insulti razzisti. Muna è più forte, aggressiva e a volte violenta. Del suo passato si conosce meno e nei confronti di Doe sente un certo senso di responsabilità. Quasi fosse una seconda figura materna.

Il montaggio è frenetico, passa da situazioni tranquille ad immagini che rappresentano gli orrori della guerra in Medio Oriente. Le due ragazze, probabilmente un po’ ingenue, non sanno in effetti cosa le aspetta una volta approdare in Siria. Ma questo non vuole dire non vivere il presente, non assaporare il gusto dell’avventura tipico della giovinezza.

Un film da vedere, girato in parte anche in Italia con una parte della troupe italiana e con finanziamenti pubblici del Mic. L’opera di Nadia Fall è una di quelle pellicole che andrebbero proiettate nelle scuole per poi stimolare e affrontare un dibattito. Speriamo che ciò accada.

Data pubblicazione: 03/02/2026
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