Toy Story 5: nuovo capitolo, nuova avventura, nuove emozioni e risate
Sono pochi i film che entrano nella storia del cinema, riuscendo a rimanere vivi nel tempo, a evolversi e, al contempo,continuare ad emozionarci. Toy Story è uno di questi.
Andrew Stanton, veterano nella Pixar, dopo aver scritto tutti i capitoli della saga, si ritrova in questo quinto episodio come co-regista insieme a Kenna Harris.
A 31 anni dal primo capitolo molti spettatori della prima ora sono ormai cresciuti insieme a questo fenomeno; nel frattempo le nuove generazioni continuano ad appassionarsi al franchise, che si rinnova attraverso linguaggi differenti che vanno in parallelo con l’evoluzione del mondo.
Toy Story non ha fatto solo emozionare grandi e piccini, ma ha cambiato il modo di vedere l’animazione, dato che fu il primo film d’animazione del cinema, ad essere stato realizzato interamente in CGI.
Ora la Pixar si spinge verso il concetto “Toy Meets Tech” (“giocattolo incontro la tecnologia”), interrogandosi sull’impatto che la tecnologia ha sui bambini: è davvero il nemico numero uno?
Il film dimostra grande lucidità nel comprendere come l’universo infantile del 2026 si sia profondamente trasformato rispetto a quello raccontato da Toy Story nel 1995.
Ed è significativo che siano proprio loro, che hanno imposto l’animazione in computer grafica, ad affrontare questo tema, Il conflitto qui ruota attorno all’effetto di tablet e dispositivi smart, ponendo quindi l’attenzione su questioni come la difficoltà della piccola Bonnie a socializzare: il mancato possesso della tecnologia che hanno le sue amiche, il sentirsi diversi, la timidezza che impedisce di comunicare apertamente e, allo stesso tempo, l’aiuto che la tecnologia può offrire nel trovare il coraggio di esprimersi, permettendo talvolta di rifugiarsi dietro uno schermo.
Viene affrontato anche l’argomento cyberbullismo – il sottotema del film – ovvero di chi vede i giocattoli come oggetti sempre più obsoleti ed esaltando invece i dispositivi quali unico modo di essere fighi, e quindi di essere accettati dal gruppo.
I nostri amici – Woody, Buzz, Jessie (soprattutto questa che diventa la protagonista, mentre gli altre due le fanno da spalla) e tutta la combriccola – hanno la consapevolezza dell’esistenza della tecnologia, del suo trasformarsi nel tempo, di far parte di un nuovo mondo; ma soprattutto capiscono e fanno capire allo spettatore che la tecnologia non può di certo eliminare o sostituire il nostro rapporto con la mente e l’espressione individuale attraverso l’utilizzo della fantasia.
Vediamo inoltre il coinvolgimento dei genitori, chiamati ad affrontare direttamente l’argomento: i bambini non giocano più come una volta e non si esprimono più negli stessi modi. La famiglia di Bonnie, gli Anderson, si confronta quindi con una realtà in cui la tecnologia è ormai parte integrante della vita quotidiana. Ne riconosce l’importanza e il continuo progresso, ma comprende anche che il modo migliore per rapportarsi a questo cambiamento è farne un uso consapevole, equilibrato e moderato.
I “cattivoni” tecnologici che incontriamo in questo nuovo capitolo sono: Lilypad – Katia Follesa, Smarty Pants – Federico Basso, Snappy – Jacquiline Luna, Atlas – Simone Mori. E poi c’è Bullseye – Gianluca Gazzoli, nonché una piccola partecipazione di Sal Da Vinci con il personaggio Pizza cu ‘e llente.
Tra gli elementi più riusciti di Toy Story 5 spicca senza dubbio la tecnica animata utilizzata: il modo in cui vengono differenziati i movimenti dei giocattoli, dei personaggi umani e animali e degli oggetti tecnologici moderni, è strabiliante e denota grande precisione e cura, contribuendo a rendere ogni scena più autentica e immersiva, soprattutto con l’ulteriore aggiornamento delle texture dei materiali e di un‘illuminazione fotorealistica sia per personaggi che per i paesaggi.
E ancora la gestione di scene con grandi gruppi di personaggi (in particolare numerosi Buzz Lightyear), e le sequenze d’azione che si distinguono per fluidità e dinamismo, fino al lavoro sulle inquadrature che rivela una notevole ricerca visiva.
L’impegno dei creatori e l’affetto che continuiamo a provare per questi personaggi (che per noi affezionati non saranno mai obsoleti) ci fanno amare sempre e comunque Toy Story, perché ogni volta riesce a portarci “verso l’infinito e oltre…”







