Ricchi… da morire – Delitti in famiglia o meglio ancora nella sua versione in inglese “How to make a killing” è la seconda regia di John Patton Ford, dopo il suo esordio del 2022 con “I crimini di Emily”, con Aubrey Plaza. Il film è un remake di una commedia noir del 1949, da noi in Italia intitolata “Sangue Blu”, che a sua volta era basata sul romanzo di inizi 900 “Israel Rank: The autobiography of a Criminal” di Roy Horniman.
Ford mescola mistery, thriller, commedia noir e dramma per raccontare la storia di un outsider, Becket Redfellow (Glen Powell), l’ultimo rampollo di una ricca famiglia di New York. In teoria nato con la camicia, il nostro è ripudiato dal nonno Whitelaw Redfellow (Ed Harris) ancor prima di venire al mondo.
Estromesso così dalla dinastia, e residente al di fuori della città stessa – precisamente nel New Jersey con sua madre che gli mostra le sue origini ogni giorno – Beckey cresce facendosi strada con le proprie mani e con il desiderio feroce di riprendersi tutto ciò che gli è stato negato.
Ad accompagnarlo fin da piccolo, oltre alla madre, una sola persona: la sua prima crush Julia Steinway (Margaret Qualley), un amore che gli farà non solo riconsiderare ogni cosa, ma dal quale partirà la scintilla della sua vendetta, quella che lo porterà a fare la scelta di eliminare tutti i parenti, che nell’albero genealogico della dinastia lo precedono nella successione dell’eredità.
Mentre dipana questo intreccio Ford costruisce la sua narrazione con molta precisione, mostrandoci nelle prime immagini un Becket dietro le sbarre, in colloquio con un prete, con un’anticipazione che fin da subito ci fa capire che qualcosa è andato storto.
Nonostante il nostro protagonista abbia compiuto azioni terribili – a causa della sua avversione e della vendetta ai danni della famiglia – nondimeno il modo in cui si destreggia con simpatia per garantirsi la sua posizione, e la fatica con cui si costruisce un’esistenza stabile e soddisfacente, accrescono nello spettatore l’affetto nei suoi confronti.
Più Becket si avvicina al nucleo della famiglia, più ne interiorizza i codici e la visione del mondo, fino a ritrovarsi intrappolato nella stessa ideologia e meccanismi di potere che inizialmente rifiutava, con il rischio di perdere ciò che è veramente importante nella vita, l’amore. In questo senso, il personaggio non è solo un antagonista interno al sistema, ma anche il prodotto inevitabile di una società che tende a riprodurre le proprie logiche di potere attraverso chiunque provi a sovvertirle.
Il film prenderà perciò il tono tipico del filone “eat the rich”, citando il grande filosofo Jean-Jacques Rousseau. Ed è proprio questo che Ford vuole sottolineare: una critica, una satira forte verso la società, imperniata sul vile denaro: il film prende di mira nepotismo, privilegi ereditari e il culto della ricchezza.
Nonostante si percepisca la prevedibilità di alcune situazioni non mancano colpi di scena, il ritmo è veloce, c’è anche molta leggerezza e il tutto mantiene assicurato l’intrattenimento dello spettatore.
Consigliamo dunque questo film? In fondo sì, perché è una commedia nera elegante e divertente, che magari non rappresenta un capolavoro della satira, ma che resta sicuramente un film piacevole, ironico e abbastanza originale nel panorama delle uscite commerciali recenti.







