The Ugly Stepsister è un film che parla di corpi e che esplora la condizione delle donne in una società patriarcale.
Questa è la storia di una Cenerentola, con il ritorno alle radici più crude e violente dei capolavori delle fiabe del folklore europeo, dei fratelli Grimm, solo che qui la vera protagonista non è Cenerentola, ma la sua sorellastra Elvira (Lea Myren) con una performance credibile e intensa, da rendere la protagonista empatica e raccapricciante al contempo. Siamo ben lontani dalla patina edulcorata che Disney ci ha fatto digerire. E’ un colpo allo stomaco, un horror gotico-psicologico, un racconto nudo, carnale, radicato nel corpo e nella psiche.
La giovane regista norvegese, Emilie Blichfeldt, descrive una realtà esattamente pari alla nostra, ma in un epoca diversa.
Ci troviamo in un regno in cui la bellezza è tutto, Elvira è costantemente sovrastata dall’aspetto quasi angelico della sua sorellastra Agnes (Cinderella). Elvira spinta dal desiderio di essere scelta dal principe e dalla pressione della madre Rebekka (Ane Dahl Torp), la persona che invece dovrebbe proteggerla, affronta trattamenti brutali e alterazioni fisiche estreme pur di incarnare l’ideale di bellezza imposto dalla società, a differenza della sorella Alma, (Flo Flagerli) che invece è fuori da questi schemi di ricerca della bellezza e contro la società che la circonda.
Il body horror usato come strumento narrativo: ogni bisturi, ogni cicatrice, ogni passo verso la “perfezione” è specchio della violenza insita nell’ideale. E’ una satira spietata dei canoni estetici e dei rituali di potere che li governano: la trasformazione di Elvira non è solo fisica, ma psicologica, emotiva, sociale, ed è diretta conseguenza delle critiche, dei pregiudizi, del suo sentirsi costantemente inadeguata. Alcuni riferimenti in tal senso sono stati sicuramente Marie Antoniette e The Substance.
Purtroppo la narrazione si perde in alcuni punti, con un montaggio frettoloso che non approfondisce alcune suggestioni, ma il risultato finale è la perfetta descrizione, sbattuta in faccia, del prezzo da pagare per conformarsi: un corpo torturato, una mente spezzata, un’identità compressa. Uno spettacolo che non è cattivo, né disgustoso, o eccessivo, ma semplicemente vero.
Il film non è solo un horror, ma una riflessione sul modo in cui i meccanismi patriarcali, che da secoli ordinano e disciplinano i corpi, si infiltrano anche nel desiderio di riscatto. Elvira non vuole solo essere amata, vuole sopravvivere in un sistema dove la bellezza è una gabbia. In un panorama visivo sempre più uniformato e “addomesticato”, The Ugly Stepsister ha il coraggio di disturbare.







