La parola “Bugonia” deriva da un antico mito greco–romano secondo cui le api potevano nascere dalla carcassa di un bue in decomposizione. Questo mito è stato ripreso dal film di Yorgos Lanthimos, “Bugonia”, presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia 2025, utilizzato per simboleggiare la rinascita dopo la distruzione, la rigenerazione attraverso la manipolazione.
L’opera è un remake del film sudcoreano “Jigureul jikeyeora! – Save the Green Planet” di Jang Joon-hwan e vede come protagonista la musa indiscussa del regista: la divina Emma Stone. Accanto a lei abbiamo due attori di spessore: Jesse Plemons e il meno noto Aidan Delbis. Ciò che colpisce subito del film è il formato dello schermo. Infatti, “Bugonia” non è girato in 16:9 come un film comune, bensì lo schermo appare trapezoidale, distorto, rendendo fastidiosa la visione. Un’altra caratteristica che dà subito nell’occhio sono le musiche assordanti, che accompagnano lo spettatore per tutta la durata del film.
Ma cosa racconta Bugonia? Due amici, gli esaltati Teddy Gatz e Don, sono ossessionati dall’idea che l’umanità sia in pericolo a causa di una imminente invasione da parte di una civiltà aliena proveniente da Andromeda. Secondo loro questa minaccia è rappresentata da Michelle Fuller, dirigente di un’azienda farmaceutica importante, l’Auxolith. E cosa fanno questi due cospirazionisti? La rapiscono e segregandola nel sottoscala della loro abitazione, la torturano a piacimento al fine di farle rivelare la sua origine andromediana.

Il film è una costellazione di idee che hanno il sapore irresistibile dell’ignoto. Una valanga di sorprese a non finire che tirano fuori dal cappello magico di Lanthimos una storia vera fino all’inverosimile. La paranoia che alberga nelle teste dei due esaltati potrebbe rappresentare una paranoia collettiva sociale nei confronti del diverso da sé, una paura ancestrale che si ripercuote sul prossimo e su se stessi.
Perché, in fondo, il timore di apparire come siamo realmente è il vero fulcro della questione in Bugonia. La verità può essere un’arma a doppio taglio, ma è ciò che ci rende forti di noi stessi davanti al prossimo. A costo della nostra incolumità.
Gli attori del film recitano divinamento, Emma Stone in primis. La sceneggiatura è sopraffina perché è stata ragionata su più strati. La regia è audace e rocambolesca e sa rendere la messa in scena degna di un film di Lanthimos. L’unica pecca è il finale un po’ troppo da B movie, ma in fondo è questa la prerogativa del regista greco, lasciarci di stucco fino alla fine e col fiato sospeso. La domanda che ci poniamo fin dall’inizio del film è: Qual è la verità? Ed è martellante il quesito, martellante come la colonna sonora.
Bugonia è una tragicommedia dal sapore alienante.









