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The Trainer: recensione

The Trainer

 

A 13 anni da Detachment e addirittura 26 da America History X, ritorna al cinema uno dei cineasti meno prolifici del cinema britannico. Stiamo parlando di Tony Kaye, che con The Trainer, presentato alla Festa del Cinema di Roma, porta una ventata di ironia e leggerezza a una kermesse romana decisamente fin troppo seriosa. Protagonista della surreale e psichedelica pellicola è Jack Flex, il trainer del titolo, un presunto genio creativo, tanto pieno di muscoli quanto prono alla menzogna e un’incredibile attitudine positiva, nonostante la vita non sembri avergli regalato troppe soddisfazioni. Jack punta tutto ciò che ha – molto poco – su Heavy Hat, un gadget per il fitness dal design assurdo, probabilmente più nocivo che utili per l’attività fisica.

Spasmodicamente alla ricerca del successo, dell’approvazione altrui e dell’amore, roso da una solitudine anche autoinflitta, dato che i suoi modi insistenti e aggressivi allontanano velocemente il prossimo, Jack cerca di smerciare l’Heavy Hat tramite un canale televisivo di televendite, spacciandosi per l’allenatore di celebrità che non ha, anche alla donna di cui si è innamorato. A partire dal cast folle (Vito Schnabel, figlio dell’artista Julian, Julia Fox, Bella Thorne, Gina Gershon, Stephen Dorff, Lenny Kravitz, Paris Hilton e John McEnroe)

The Trainer si presenta come un mix sotto steroidi e sostanze psicotrope dei temi di Pain&Gain (la satira di grana grossa alla competizione capitalista e le sue nevrosi), la comicità dell’imbarazzo della serie tv The Office e l’andamento ansiogeno di Uncut Gems.

Kaye – 72 anni e non dimostrarli – fa di tutto per movimentare questa simpatica sciocchezzuola, tramite mille situazioni sempre più folli e rovinose per il suo protagonista, ma soprattutto un montaggio altamente creativo e frenetico, pieno di invenzioni visive: il risultato è quello che si otterrebbe affidando Paint a un bambino iperattivo, con tutto lo stupore e le ovvie limitazioni del caso. Divertente, dimenticabile immediatamente, ma ora non vogliamo aspettare tanto per la prossima opera di Kaye.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/22/2024
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