Chi sono i veri selvaggi? Questa è la domanda a cui il regista Claude Barras vuole farci rispondere. Dopo il sorprendente esordio con “La mia vita da zucchina”, col quale si è aggiudicato una nomination agli Oscar, Barras torna con un nuovo film d’animazione , anch’esso realizzato in stop-motion: un film più maturo, sia nella tecnica che nella trama. Savages, presentato alla Festa del Cinema di Roma, è una favola ambientalista che si rivolge non solo ad un pubblico giovane, ma anche agli adulti e alle famiglie, perché è un film che parla soprattutto ai genitori.
La pellicola racconta la storia della presa di coscienza della piccola Keria, che salva un cucciolo di orango dalla violenza dei disboscatori che operano per conto del governo. Grazie a questo gesto conoscerà a fondo la tribù Penan, a cui apparteneva la madre defunta; tribù nomade del Borneo che esiste veramente e con cui il regista è entrato in contatto per realizzare il film.
La narrazione è lineare e moderna, a tratti comica, ma lascia sempre spazio alla serietà e alla crescita del personaggio. In quanto spettatori abbiamo sempre modo di empatizzare con la tribù, di riconoscerci nei loro valori e desiderare quindi il lieto fine. L’intento di Savages non è solo quello di raccontare una storia, ma anche di insegnarci a rispettare il prossimo e a capire il vero senso della nostra esistenza. Insomma un ottimo film, presentato quest’anno nel concorso di Alice nella città, dopo essere stato presentato all’ultimo Festival di Cannes







