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Parthenope: recensione

Parthenope

 

“A cosa stai pensando?”: la domanda risuona più volte nell’ultimo film di Paolo Sorrentino. Se la risposta della protagonista è quasi sempre un non sequitur assurdo che pretende di essere profondo (come rileva anche un personaggio, in una sorta di autodifesa ironica e non richiesta del regista), se possibile quella dello spettatore è ancora più interlocutoria.

parthenope-sorrentino

Purtroppo Parthenope è infatti la raccolta dei peggiori vezzi e delle abitudini più fastidiose di Sorrentino, a metà tra l’inconsistenza di Youth e l’autoindulgenza delle parti meno riuscite de La grande bellezza. Un terzo donna, un terzo sirena e un terzo avatar di Napoli, Parthenope attraversa tutto il film con la sfrontatezza della sua bellezza, la curiosità e la crudeltà della giovinezza e il disincanto e la distanza tipici degli alter-ego sorrentiniano: Celeste Dalla Porta è perfetta per la parte, incantevole nel suo sorriso, meno purtroppo quando è chiamata a recitare battute “normali” e non sentenze concettose e fumose (di cui la pellicola è oltremodo piena).

Silvio-Orlando

L’andamento è quello ormai usuale per Sorrentino, ovvero una serie di vignette spesso autosufficienti e autoconclusive dal ritmo pensoso e grave, al cui centro vi è sempre la protagonista eponima e gli uomini che incontra sul proprio cammino, mescolando ancora una volta sublime e volgarità. A venir meno, rispetto al precedente È stata la mano di Dio, sia la capacità di creare immagini memorabili (ma non mancano alcune sequenze riuscite, come il miracolo di San Gennaro e relativa seduzione), sia quella di illustrare i mondi interiori dei personaggi.

PARTHENOPEdiPaoloSorrentino_CelesteDallaPorta_3_fotodiGianniFiorito

Ma sopratutto Parthenope è un film privo di ironia che si prende maledettamente sul serio, pretendendo la commozione dello spettatore. Tutto ciò però mettendo in campo ben poco, perché se La grande bellezza, in modo anche sfiancante, riusciva a restituire un ritratto preciso di Roma e della sua stanca decadenza, Parthenope fallisce invece nel far ciò per l’animo napoletano.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/23/2024
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