La pratica del remake nell’ambito del cinema horror non è sempre accolta con entusiasmo, in particolar modo quando intercorre poco tempo tra originale e rifacimento. È questo il caso di Speak No Evil, film danese molto acclamato e rifatto solo due anni dopo negli Stati Uniti da parte degli specialisti della Blumhouse (a opera di un veterano come James Watkins).
Due famiglie si conoscono in vacanza, si piacciono nonostante le evidenti differenze (compassata l’americana, disinvolta la britannica) e si ritrovano per un weekend nella casa di campagna di quella inglese. Un po’ alla volta, tra incomprensioni e minacce, il soggiorno diventerà un incubo a occhi aperti.
Speak No Evil USA segue in modo fedele il suo modello fino a 2/3, quando poi prende una direzione tutta propria, virando nell’home invasion e nella (quasi) commedia horror. Se il discorso sottilmente metaforico del film danese si perde, dato che il sottotesto viene esplicitato come caratterizzazioni di personaggi e situazioni, Watkins trova una propria strada più diretta, sanguigna e yankee: il conflitto diventa tra “presunte” sensibilità woke, ansiogene e introverse, e vecchio stampo, scomposte e veraci.
Il cast di maggiore peso rappresenta un punto a favore della pellicola americana, dato che le interpretazioni impacciate di Mackenzie Davis e Scott McNairy acquistano senso nella parte finale, molto ridanciana nonostante l’atmosfera di pericolo e un finale decisamente amaro; dal canto suo James McAvoy si mangia comodamente il film con la solita interpretazione carismatica e sopra le righe.
Insomma, se l’incredibile conclusione e quindi il significato dell’originale, difficilmente accettabile dal largo pubblico, qui si perde, Speak No Evil USA non è tuttavia una scommessa persa, basta prepararsi a uno spettacolo dall’alta coefficente di divertimento, non particolarmente sofisticato ma a modo suo efficace.







