Un sequel che meritava di essere prodotto. Se il primo Smile appariva un po’ noioso, reggendosi solamente su dei classici jump scare, il secondo capitolo reinventa totalmente la storia e la rende pop, splatter e sopratutto molto più cinematografica. Il film inizia con un lunghissimo pianosequenza, e ti immette subito nella storia, ti permette di capire il film anche se non hai visto il primo capitolo. Punto a favore per la fruizione della pellicola.
Poi si muove utilizzando schemi giovanili inserendo nella storia un’icona pop, con musiche, balletti, riprende per alcuni versi una storia che potrebbe suonare familiare. Ebbene si, la protagonista Skye Riley interpretata dalla cantante britannica Naomi Scott sembra assomigliare a Britney Spears e la sua storia riflette quella un po’ tragica della cantante. Oltre a questi elementi moderni, che sembrano funzionare e non annoiare mai, si aggiunge una sceneggiatura fitta, piena di colpi di scena, una sorta di giallo poliziesco, ma con tanto horror.
È un film più strutturato, più pensato, ragionato. Una pellicola completamente diversa dalla prima, un buon film che inganna lo spettatore con espedienti narrativi che spiazzano. Infine la risoluzione, ossia l’epilogo della storia, rende il film un franchise perfetto, dando la possibilità di un proseguo, sia un prequel, un sequel, un midquel. Insomma, mette le basi per una serie che se trattata allo stesso modo, potrebbe avere il giusto peso nel cinema horror.
Andate al cinema e date una seconda occasione a questo film che vantava di essere solo visivamente inquietante. Questo sequel lo è, ma è anche pauroso e intelligente.







