Non è semplice parlare di un film come Paradiso in vendita, presentato alla Festa del Cinema di Roma, in quanto si dovrebbe riuscire a distinguere con sufficiente precisione i confini tra l’opera cinematografica, la promozione di un territorio senz’altro splendido come l’isola di Fenicudi e la raccolta di sketch estemporanei.
Il film infatti, sulla falsariga della proposta di acquisizione delle Egadi da parte della Germania a seguito della crisi economica, immagina una situazione simile per la siciliana Filicudi alla Francia da parte di un governo italiano in bancarotta. I recalcitranti abitanti vedranno l’arrivo del protagonista, incaricato di convincerli con le buone, le brutte o le insidiose a vendere le proprie proprietà allo scopo di rendere l’isola un enorme resort turistico.
È un peccato che il film sia stato realizzato con tanta trascuratezza e frettolosità, perché questa commedia al di sotto di ogni soglia di sufficienza (sia tecnica che di scrittura) nasconde un prodotto popolare anche piacevole. Luca Barbareschi infatti ha scelto sapientemente i suoi attori / isolani – bellissime facce da cinema, paradossalmente poco visibili in sala – dotati di carisma e simpatia immediata e travolgente; coraggiosa anche la scelta del dialetto stretto, subito caratterizzante, e della notevole scorrettezza del protagonista, un vero bastardo.
Il film purtroppo è ucciso poco a poco dal ritmo inesistente, provocato da un montaggio quasi casuale e dal ricorso esasperato alla musica, dall’intento didascalico e dalla struttura ben più che episodica; praticamente Paradiso in vendita è una raccolta di sketch non irresistibili, per quanto sanguigni, sullo sfondo di uno spot per Filicudi realizzato in modo discutibile e in generale confuso, più dovuto all’estro del momento che a una struttura ragionata. Come in tutto ciò siano stati coinvolti i pur dediti Donatella Finocchiaro e Bruno Todeschini rimane un mistero irrisolvibile da affidare ai posteri.







