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Arsa: recensione

Arsa

 

Se si accosta un film alla cosiddetta videoarte difficilmente si sta facendo un complimento, data la nomea che accompagna la produzione filmica “da museo”. È un ingiusto pregiudizio duro a morire, ma poi ci si mettono film come Arsa, opera del duo Masbedo (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni), ad alimentarlo gettando sequoie secolari sul fuoco.

La storia – se di storia si può parlare – è quella della giovanissima Arsa, solitaria e scontrosa, che vive sull’isola di Stromboli osservando i turisti, recuperando oggetti scartati con dubbie finalità artistiche, stringendo amicizia con i bambini e soprattutto subendo il lutto per la morte del padre (uno sprecatissimo Lino Musella). Questi, scopriamo da flashback inutilmente ellittici, era un artista costretto a lavorare per un’azienda gestita da Tommaso Ragno finalizzata alla creazione di opere “belle per finta”.

A sconvolgere la routine di Arsa, ma neanche tanto, fatta eccezione per alcune pulsioni erotiche frustrate, è l’arrivo di un terzetto di ragazzi, uno dei quali gravato da un analogo lutto. Partiamo da ciò che funziona: il film è una raccolta di immagini esteticamente levigate e in qualche caso suggestive e l’apparato musicale crea un’atmosfera sospesa molto intrigante.

Purtroppo tutto ciò è messo al servizio di una trama esilissima, inconcludente, pretestuosa, avvolta su se stessa, all’interno della quale nessuna scena, immagine o dialogo riesce ad avere una qualche carica simbolica o esprimere una qualunque suggestione.

Desolanti i dialoghi pseudo-intellettuali dei ragazzi; fastidioso, ottuso ed elitario l’appello all’arte per l’arte insito nella vicenda del padre di Arsa, una Gaia Zohar Martinucci costretta a scene di nudo utili solo a titillare uno sguardo voyeuristico; tronco e abortito il percorso esistenziale della protagonista.

Insomma, Arsa è un film che non ha alcuna intenzione di dialogare con il pubblico, nonostante le concessioni evidentemente di malavoglia fatte alla narrazione, ma che soprattutto non ha alcun rispetto per la sua intelligenza e per la sua sensibilità.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/19/2024
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