Si piange e non poco. La storia della velocista somala Samia Yusuf Omar viene trasposta nel film diretto dalla regista tedesca Yasemin Samdereli. Nascendo come adattamento del meraviglioso libro di Catozzella, il film viene alla luce grazie a una co-produzione fra Italia, Germania e Belgio, durata una decina di anni. Samia è la protagonista perfetta per un film, essendo spinta da un obiettivo chiaro e preciso: diventare la più veloce di tutte. Nonostante la guerra civile e l’obbligo di indossare il burqa, si allena tutti giorni per le strade di Mogadiscio. Diventa così la velocista rappresentante della Somalia alle Olimpiadi di Pechino del 2008.
Il film, strutturato con una cornice, ripercorre la sua carriera, decidendo di concentrarsi maggiormente sui suoi allenamenti piuttosto che sulle gare in sé. Anche la vita della famiglia ha un ruolo centrale, con un focus particolare sul padre di Samia. Il film è chiaro e con un linguaggio accessibile a tutti, avendo come target di riferimento principale i bambini e i ragazzi. Questo aspetto purtroppo penalizza alcuni momenti del film, con un montaggio che fa entrare o uscire lo spettatore troppo velocemente dalle scene, non lasciandole il giusto respiro.
Anche la regia non rende al meglio in alcuni passaggi, rimanendo discreta per la maggior parte delle scene. In ogni caso, la potenza del film è senza dubbio la storia. Il terzo atto è il vero apice del film, andando in profondità sulla tragedia degli eventi del Viaggio di Samia. Il tutto viene arricchito grazie a filmati di repertorio, che vengono inseriti intelligentemente nei momenti più opportuni. La storia di Samia Yusuf Omar merita di essere raccontata e “Non dirmi che hai paura”, nonostante non sia un capolavoro, riesce appieno in questo.







