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Non dirmi che hai paura: recensione

Non dirmi che hai paura

 

Si piange e non poco. La storia della velocista somala Samia Yusuf Omar viene trasposta nel film diretto dalla regista tedesca Yasemin Samdereli. Nascendo come adattamento del meraviglioso libro di Catozzella, il film viene alla luce grazie a una co-produzione fra Italia, Germania e Belgio, durata una decina di anni. Samia è la protagonista perfetta per un film, essendo spinta da un obiettivo chiaro e preciso: diventare la più veloce di tutte. Nonostante la guerra civile e l’obbligo di indossare il burqa, si allena tutti giorni per le strade di Mogadiscio. Diventa così la velocista rappresentante della Somalia alle Olimpiadi di Pechino del 2008.

Il film, strutturato con una cornice, ripercorre la sua carriera, decidendo di concentrarsi maggiormente sui suoi allenamenti piuttosto che sulle gare in sé. Anche la vita della famiglia ha un ruolo centrale, con un focus particolare sul padre di Samia. Il film è chiaro e con un linguaggio accessibile a tutti, avendo come target di riferimento principale i bambini e i ragazzi. Questo aspetto purtroppo penalizza alcuni momenti del film, con un montaggio che fa entrare o uscire lo spettatore troppo velocemente dalle scene, non lasciandole il giusto respiro.

Anche la regia non rende al meglio in alcuni passaggi, rimanendo discreta per la maggior parte delle scene. In ogni caso, la potenza del film è senza dubbio la storia. Il terzo atto è il vero apice del film, andando in profondità sulla tragedia degli eventi del Viaggio di Samia. Il tutto viene arricchito grazie a filmati di repertorio, che vengono inseriti intelligentemente nei momenti più opportuni. La storia di Samia Yusuf Omar merita di essere raccontata e “Non dirmi che hai paura”, nonostante non sia un capolavoro, riesce appieno in questo.

Autore

  • Fabio Perrone

    Fabio Perrone nasce in Germania, cresce a Reggio Emilia e vive a Roma: avrà finito di spostarsi verso sud? A sei anni guarda per la prima volta Avatar: The Last Airbender che segna l’inizio della sua ossessione per le serie tv e l’animazione.   Questa fissa lo porta a laurearsi in Arti e Scienze dello spettacolo alla Sapienza, per poi decidere di inseguire il suo sogno di diventare uno sceneggiatore. Frequenta quindi la Scuola Leo Benvenuti e poi il Corso Executive di Scrittura per l’Animazione Internazionale della Civica Luchino Visconti.   Nel suo tempo libero scrive progetti di serie tv e film firmandosi con il cognome di sua madre, Velardi, che lo portano a partecipare a diversi pitch contest in giro per l’Italia.   I suoi padri spirituali sono Lynch, Anno e Scola ed è convinto che, se un giorno riuscisse a scrivere qualcosa di anche vagamente simile alla penna di Phoebe Waller-Bridge potrebbe morire felice.

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Data pubblicazione: 10/25/2024
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