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Nasty: recensione

Nasty

 

In pochi ricorderanno Ilie Năstase, e probabilmente solo se appassionati di tennis. Ma negli anni ’70 il giocatore romeno è stato una delle star dello sport, primo n.1 assoluto della classifica ATP, vincendo un numero impressionante di partite, alcuni dei tornei internazionali più importanti, ma soprattutto con un modo di fare e di giocare, dentro e fuori il campo, che non aveva precedenti.

Un clown adorabile, imprevedibile, eccentrico, generoso, persino nei momenti più difficili, ma anche prono a esplodere in incandescenze incontrollate, arrogante, fastidioso e odioso: tutto ciò e molto altro fanno parte di un personaggio oggettivamente incredibile, che anche a causa di questa estrosità non è mai riuscito a imporsi fino in fondo.

La forma adottata dal documentario, presentato alla Festa del Cinema di Roma, è veramente classica e moderna, quindi un mix di immagini di repertorio, voice over, interviste d’epoca e contemporanee agli interessati, footage storici d’archivio, il tutto montato con un buon ritmo (anche se l’andirivieni temporale è un po’ frastornante) anche grazie alla colonna colonna sonora elettrica ed elettrizzante di Marius Leftărache.

Non c’è moltissimo da aggiungere, Nasty si rivolge soprattutto agli appassionati ma è in grado di incuriosire anche il pubblico più generalista, grazie alle doti di showman del suo protagonista, una vera e propria furia che – viene ripetuto più volte – con le sue litigate in campo e le uscite a gamba tesa non troverebbe mai spazio nel tennis moderno.

Anche il suo modo di giocare, elegante e fantasioso, è sintomatico di un tennis che non c’è più dato che oggi a dominare è la correttezza anestetizzata e un gioco improntato alla potenza, alla precisione e alla resistenza: insomma quello che una volta era uno spettacolo è ormai diventato un lavoro. Se è vero che il film non approfondisce molti temi, come la vita al di fuori del campo o l’impegno politico di Năstase, rimane comunque il ritratto molto gradevole di una personalità complicata e controversa e di un’epoca che non esiste più.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/21/2024
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