Fino a qualche tempo fa avremmo sentito parlare di Karabash – cittadina di diecimila abitanti situata nell’oblast’ di Čeljabinsk (ovvero la regione degli Urali) – soltanto per il suo triste primato: la città più inquinata al mondo con un preoccupante tasso di mortalità fissato a 38 anni dovuto ai gas e ai liquami tossici che imperversano la zona industriale.
Da dopo la dorata notte dello scorso 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles, la “capitale” degli Urali è diventata – almeno per quest’anno – anche la città dell’Oscar al Miglior Documentario grazie ad un’opera che lascia senza fiato per l’originalità ma soprattutto il coraggio e l’eccezionale forza delle immagini in essa contenute perché – e va detto subito – non è un documentario come gli altri Mr Nobody Against Putin, di David Borenstein e Pavel “Pasha” Talankin.
Non ci sono spari, né missili, né esplosioni e nemmeno la ricerca di sensazionalismo delle sequenze cruente da reporter di guerra, c’è però l’aspetto forse più subdolo del conflitto russo-ucraino, ovvero il modo in cui la propaganda bellica s’insinua sottopelle negli equilibri della società. Nel caso di Mr Nobody Against Putin il microcosmo della scuola primaria in cui Pasha lavorava anche come insegnante e videomaker.
Ironico, semplice, empatico e benvoluto da tutti al punto da aver reso, negli anni, il suo ufficio un piccolo spazio di libertà e ascolto, con l’arrivo dei venti bellici scaturiti dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 20 febbraio 2022, la vita quotidiana nell’istituto cambia inerzia.
La scuola si trasforma, le lezioni si riempiono di retorica patriottica, nascono gruppi giovanili militarizzati e l’educazione diventa uno strumento di propaganda. E Pasha ne filma ogni mutamento, dall’interno, dapprima con l’innocenza di chi svolge il proprio ruolo di videomaker che documenta la piccola vita ordinaria della scuola, e poi con la coscienza di chi sta compiendo un gesto politico oltre che filmico.
È cine-realtà lucida, senza filtri né orpelli, quella delle immagini di Mr Nobody Against Putin di cui Pasha filma la progressiva normalizzazione del conflitto, il peso del consenso, il coinvolgimento sempre più crescente dei giovani e l’ostilità di chi non vuole (o più semplicemente non riesce) a capire il senso del gesto.
Nato come testimonianza privata, giocosa e a tratti ingenua della vita ordinaria in un istituto comune di un uomo ancora più comune, attraverso la forza del cinema e della taumaturgia dell’arte Mr Nobody Against Putin evolve fino a diventare un rumoroso gesto di resistenza frutto di una presa di posizione radicale e ideologica che getta luce sui complessi meccanismi della Russia contemporanea. Una visione imprescindibile e fondamentale a cui si deve il merito a Zalab per il suo arrivo nelle sale italiane – in tour – a partire dal 16 aprile, che ci ricorda l’intrinseca importanza di opporsi, anche quando si ha da perdere tutto e la propria voce può sembrare inascoltata.







