Quando le vie della legalità non funzionano, a recuperare debiti ingenti ci pensa la spregiudicata Sophia, alias Mamma (Eiza González) a capo di una squadra segreta di agenti speciali capaci di muoversi abilmente nella cosiddetta zona grigia dove i confini tra il lecito e l’illecito si mescolano tra dinamiche di potere, denaro e aspra violenza. Con lei gli agenti speciali Sid (Henry Cavill) e Bronco (Jake Gyllenhaal) a cui affida il compito di recuperare una fortuna da un miliardo di dollari da un losco trafficante. Ma quando il piano devia improvvisamente dal percorso previsto, la missione si trasforma in una corsa senza regole dove ogni alleanza è fragile e ogni scelta può essere fatale.
Al suo sesto film dall’inizio dei duemilaventi – e con il settimo, Wife and Dog, attualmente in post-produzione con l’uscita fissata al prossimo ottobre – appare evidente che non solo Guy Ritchie non ha alcuna intenzione di fermarsi, ma nemmeno di guardarsi indietro con nostalgia. I tempi degli heist dall’anima pulp di Lock & Stock, Snatch, Revolver e RocknRolla – con The Gentlemen, del 2019, a fungerne da revival moderno (per poi rinascere in chiave seriale pochi anni dopo su Netflix) – hanno gradualmente lasciato il posto a una fervente anima action che con il proliferare dell’offerta cinematografica delle piattaforme vede l’autore britannico prossimo a compiere 58 anni divertirsi come non mai.
La furia di un uomo – Wrath of Man, Operation Fortune: Ruse de guerre, Il ministero della guerra sporca, L’eterna giovinezza, magari non film indimenticabili e che sanno di già visto a eccezione del bellico umano The Covenant (che una distribuzione canonica l’avrebbe meritata eccome), eppure a modo loro capaci di intrattenere il pubblico con intelligenza e semplicità senza per questo lesinare in cuore ed emozioni. L’ultimo in ordine di tempo, In The Grey – al cinema con Leone Film Group e 01 Distribution – ne rappresenta per certi versi l’evoluzione diretta senza limitazioni di budget. Anche qui, nulla di nuovo o di particolarmente originale se non fosse per la sua capacità di fungere da perfetta amalgama narrativa tra il Ritchie del “passato” dell’heist dall’intreccio ragionato con quello “presente” del registro action adrenalinico e testosteronico.
Una componente declinata ora nel sapore buddy delle dinamiche ironiche e sprezzanti della “strana coppia” Cavill-Gyllenhaal con una spietata e machiavellica Gonzàlez a orchestrare il tutto nella sua migliore prova artistica dei tre film di Ritchie a cui ha preso parte, ora nell’esplosivo e travolgente delle sue coreografie pirotecniche. Tra un inseguimento in moto degno della sequenza “italiana” di 6 Underground e un terzo atto infarcito di proiettili e sangue, infatti, sembra quasi che In the Grey sia sbucato fuori dal cilindro del miglior cinema di Michael Bay ma con in più quella cura dell’intreccio sviato dall’inganno e dal twist a sorpresa tipica dell’autore britannico.
Cinema d’intrattenimento d’autore puro e crudo, In the Grey, che si permette perfino una masterclass di puro ingegno nel modo in cui l’uso del montaggio alternato gioca con la temporalità del racconto creandovi dimensione, che magari non stupirà per innovazione offerta al genere ma che nell’adattare formule già note, il suo lo sa fare e pure molto bene.







