A volte l’amicizia arriva pian piano, anche tra specie diverse, perchè bisogna conoscersi per potersi accettare, condividere e soprattutto rispettarsi.
Questo è quanto ci racconta Il professore e il pinguino, la storia che Peter Cattaneo porta sul grande schermo traendola dalle memorie del vero professor Tom Michell, nel libro “The Penguin Lessons”.
Tom (Steve Coogan), professore d’inglese in un istituto per ragazzi benestanti nella Buenos Aires degli anni ‘70 insegna questi concetti ai suoi ragazzi, attraverso l’aiuto di un pinguino, il cui nome sarà Juan Salvador, ritrovato in fin di vita su una spiaggia di Punta del Este in Uruguay, pieno di petrolio a causa di uno sversamento.
E sono proprio le lezioni e la convivenza con Juan Salvador che trasformano il personaggio di Tom Michell, da professore svogliato e senza premura verso i suoi studenti, a uomo che riesce nuovamente a provare emozioni, comincia a sentirsi vivo e attivo, anche attraverso gesti politici.
All’epoca l’Argentina sottostava ancora al giogo dell’oppressione e della violenza fascista – siamo nel periodo dei desaparecidos – e davanti al professore si apre un mondo pieno d’ingiustizie che inizialmente non sa gestire e rigetta. Le stesse ingiustizie che, successivamente, grazie all’aiuto di Juan Salvador, lo portano a reagire.
Il tema politico può risultare in secondo piano, ma è una sottotrama sottile che potrebe passare sottotraccia. Perché si riscontra nei piccoli gesti del quotidiano e dal contrasto che si riscontra tra la zona protetta del prestigioso college di St. Georges, e il mondo esterno, quello del vivere quotidiano, dove non c’è più la protezione delle mura per ricchi ma una città che attraversa gravi difficoltà e in cui l’esistenza è precaria. Ora ci sei, ma a breve qualcuno potrebbe cancellare la tua vita.
E’ un film che viene raccontato con una continua mescolanza di momenti divertenti e cinici, dal sentito humor britannico, e drammatici, ma sempre all’insegna dell’equilibrio tra questi due umori.







