Perché in un film in cui si parla di intelligenze artificiali, realtà digitali e tecnologie d’avanguardia, le cose che funzionano di più sono quelle riciclate dagli anni 80?
C’è qualcosa di ironico in Tron: Ares, il nuovo capitolo della saga che ha definito il concetto stesso di “cyberspazio”, ma questa volta la luce dei neon sembra un po’ più fioca.
Tron Ares: un film che si prende troppo sul serio
Il problema principale è che Tron: Ares si dimentica di essere, prima di tutto, un gioco. Tutto è patinato, solenne, iper-serio, come se l’universo di Tron avesse perso quella leggerezza da arcade che lo rendeva unico.
Jared Leto, nei panni dell’antieroe Ares, non aiuta: il suo personaggio si trasforma da programma ribelle a salvatore del mondo con troppa rapidità e poca convinzione. Un’AI senza anima che capisce subito dove andrà a finire – e purtroppo lo capiamo anche noi spettatori.
Nostalgia e deja-vu
Il film continua a guardarsi indietro: citazioni, battutine, riferimenti agli anni ’80 e ’90 che sembrano lì solo per strizzare l’occhio al fan nostalgico. Veramente non riusciamo a rinnovarci? Possibile che nemmeno in un film sulla “nuova era digitale” si riesca a immaginare qualcosa di davvero nuovo, qualcosa di fico?
E poi basta Jeff Bridges! Grande, iconico, senza dubbio. Ma intrappolato in un personaggio e in una storyline che non riesce più a evolversi. Quante volte dovremo ancora rivederlo fare sempre la stessa cosa, solo con più rughe digitali?
Lato tecnico: missione compiuta, ma senza cuore
Il film fa il suo dovere nel settore musicale, (anche se a dire il vero il lavoro che fanno i Nine Inch Nails per la colonna sonora lascia un po’ a desiderare). Gli effetti speciali (ma qui piace vincere facile,data la natura del film) sono prevedibilmente impeccabili, e poi conquista subito la premessa iniziale molto interessante: “L’AI può coesistere nel nostro mondo?”
Interessa, come premessa, ma lo svolgimento rimane molto banale e già vecchio per i nostri tempi: il tema è già esplorato, già digerito, e ormai privo di sorpresa. Il film cerca costantemente questa risposta, perdendosi nel tentativo maldestro di umanizzare un programma come Tron (scusateci ma già visto. Possiamo cercare qualcos’altro per favore?).
In conclusione
Tron: Ares è un film che parte dal futuro ma finisce nel passato. Tecnicamente ineccepibile, narrativamente stanco.
Un’occasione mancata per rinnovare una saga che avrebbe potuto dirci qualcosa di nuovo sull’umanità digitale, ma si accontenta di riaccendere le vecchie luci al neon.







