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Il bacio della donna ragno: recensione

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Argentina, 1983. Nel pieno della brutale dittatura militare, due uomini profondamente diversi, Valentín Arregui (Diego Luna) e Luis Molina (Tonatiuh), si ritrovano a condividere il perimetro soffocante di una cella. Per fuggire all’orrore della prigionia, Molina inizia a raccontare a Valentín la trama del suo film preferito: una scintillante fantasia musicale con protagonista la diva Ingrid Luna (Jennifer Lopez).

Mentre il racconto prende vita, trasformandosi in un’esplosione di colori vibranti e danza, il confine tra realtà e immaginazione si dissolve. Quello che era iniziato come un semplice passatempo diventa un legame profondo, un atto di resistenza spirituale che trascende le sbarre del carcere per trovare speranza, grazia e un’inaspettata connessione umana. Questo è Il bacio della donna ragno, un film di Bill Condon al cinema grazie a Eagle Pictures dopo una buona accoglienza, fuori concorso, al 43esimo Torino Film Festival.

Un titolo che fa sicuramente scattare qualcosa nella mente dei cinefili di ferro, non fosse altro perché c’è già stato un Il bacio della donna ragno (1985) nella storia del cinema ed è stato anche un grande film con protagonisti Raúl Juliá, Sônia Braga, ma soprattutto William Hurt la cui performance gli valse non solo il Prix d’interprétation masculine a Cannes 38 ma anche l’Oscar 1986 al Miglior attore protagonista. Alla regia di quel film c’era Héctor Babenco che adattò l’omonimo romanzo di Manuel Puig (recentemente riedito da Edizioni SUR) di una decina d’anni prima traslando il racconto dall’Argentina di cui raccontava Puig, dilaniata dalla dittatura militare di Videla, al Brasile e al regime dei Gorillas a lui più vicino.

Un dislivello storico-valoriale ripristinato da Condon che nell’incorporare l’omonimo musical del 1992 di Terrence McNally prende – giustamente – le distanze dal progenitore scomodo: un’altra epoca, un altro cinema, sarebbe ingeneroso paragonarli e metterli a confronto anche solo per atmosfere, ritmo e spirito scenico.

Non è un caso, infatti, come Condon scelga anche di chiudere il racconto in maniera differente rispetto al romanzo – e di riflesso al film di Babenco – in modo da permettere al “proprio” Il bacio della donna ragno di camminare sulle proprie gambe e con il proprio andamento. Sono tanti, però, i punti di contatto come l’amore come forza salvifica e propulsiva che riesce a dischiudere tutto ciò che il lucido rigore che la pratica rivoluzionaria necessita, e la forza di una buona narrazione come evasione dalla realtà.

Componente che se Babenco sviluppava organicamente con il romanzo nel triplice film-nel-film tra verità, allegoria e finzione, Condon, in virtù della componente musical, la lega a doppio filo al mezzo cinematografico realizzando un melodramma sognato e coloratissimo che della settima arte è insita celebrazione. In particolare all’epoca d’oro del cinema moderno americano delle dive che apparivano come esseri mitologici e irraggiungibili che Condon omaggia con sguardo romantico e commosso.

A brillare ne Il bacio della donna ragno ovviamente è Lopez a cui Condon cuce addosso l’abito di diva di un’altra epoca vestendolo con energia, classe e naturalezza, ma attenzione all’emergente Tonatiuh nel ruolo che consacrò Hurt quarant’anni prima: intensità, cuore, sacrificio potremmo sentire molto più spesso il suo nome da qui in poi.

Autore

  • francesco parrino
    Francesco Parrino

    Classe 1989, si è innamorato del cinema con Jurassic Park e da allora non ne può più fare a meno. Scrive per necessità e continua a credere che la vita sia come un film di Billy Wilder.

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Data pubblicazione: 06/18/2026
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