Idoli – Fino all’ultima corsa: il MotoGP movie che sogna Hollywood ma resta in pit-lane
Negli Stati Uniti si festeggia con quattro nomination agli Oscar 2026 per F1, il film che ha trasformato la Formula 1 in spettacolo cinematografico.
In Italia – insieme alla Spagna – si prova a fare qualcosa di simile con Idoli – Fino all’ultima corsa. Solo che qui non si parla di Formula 1. Si parla di MotoGP.
L’idea di partenza non sarebbe nemmeno male, il problema è che il film inciampa quasi subito su due aspetti difficili da ignorare: una trama che ricorda fin troppo da vicino quella di F1 e un doppiaggio italiano decisamente discutibile, che finisce per appesantire alcune interpretazioni.
La storia è piuttosto semplice: una vecchia gloria della MotoGP, ormai lontana dalle piste, si ritrova ad allenare una giovane promessa delle corse. Il rapporto tra i due è complicato, fatto di diffidenze, rivalità e inevitabili scontri generazionali. Una struttura narrativa classica, quasi da film sportivo anni ’90, che però non trova mai davvero il guizzo per distinguersi.
Nel cast troviamo Claudio Santamaria, Óscar Casas e Ana Mena, affiancati da Enrique Arce, volto ormai riconoscibilissimo grazie a La casa di carta.
Tra tutti sorprende proprio Ana Mena, che davanti alla macchina da presa dimostra una naturalezza inaspettata. Non è certo la sua prima esperienza tra cinema e televisione, ma qui riesce a reggere la scena con sicurezza.
Più complessa la situazione per Claudio Santamaria. La sua presenza fisica funziona, il personaggio è credibile, ma il doppiaggio italiano – per qualche motivo poco convincente – finisce per penalizzare la performance. Non è tanto una questione di interpretazione, quanto di resa finale.
Dal punto di vista tecnico, però, il film mostra muscoli. La produzione italo-spagnola ha chiaramente investito nel progetto e questo si vede soprattutto nelle scene di gara, girate con una certa attenzione al realismo e al dinamismo.
Le corse funzionano, hanno ritmo e restituiscono almeno in parte l’adrenalina del MotoGP. Tra le altre cose il film è stato girato in circuiti reali come Misano, Jerez e l’Aspar Circuit, e la produzione ha collaborato strettamente con Dorna per rendere le scene di gara indistinguibili dalla realtà.
Insomma lo spettacolo sportivo c’è, ma la storia fatica a stare al passo. Quando il film prova a spingere sul lato emotivo – rivalità, cadute, drammi personali – non riesce mai davvero a fare il salto. Paradossalmente, il melodramma che nel cinema spagnolo spesso funziona benissimo qui rimane sempre un passo indietro.
Il risultato è una pellicola che si lascia guardare ma che difficilmente resterà impressa nella memoria; un film onesto, con una buona produzione alle spalle, ma che non trova mai la vera accelerazione. Detto questo, un pubblico lo troverà sicuramente: gli appassionati di motori e di MotoGP. Anche perché, a pensarci bene, film su questo sport se ne sono visti davvero pochi. E forse un motivo c’era.







