Un’animazione che ricorda un videogioco, e un film muto, dove a parlare sono le immagini sorprendenti di Gints Zilbalodis, regista trentenne che si conferma essere un genio dell’animazione. Flow – Un mondo da salvare è un’altra sorpresa di Alice nella Città. Presentato a Cannes in “Un Certain Regard”, arriva in tutto il suo splendore questo lungometraggio animato, privo di dialoghi, narrato come se fosse un lungo documentario sulla giornata di un gatto grigio che fugge da una minaccia.
Il film è chiaramente un appello all’umanità sul cambiamento climatico e sulle conseguenze dovute ad esso; ancora una volta protagonisti sono gli animali, creature che in caso di cataclisma molto probabilmente, a differenza degli uomini, riuscirebbero a sopravvivere. Flow è una sorta di rivisitazione del racconto biblico dell’arca di Noè: un’inondazione copre la terra, e degli animali salgono su una barca che li porterà verso quello che dovrebbe essere un luogo sicuro.
Gli animali di Zilbalodis non sono antropomorfizzati come i personaggi della Disney, non parlano ma si esprimono attraverso il loro corpo, proprio come gli animali veri. E la ricercatezza di questi gesti è impressionante: il gatto protagonista a tratti sembra vero, per come riesce ad emulare le movenze di un felino. Non sappiamo nulla su cosa sia successa a questo mondo, sul perché non esistono gli esseri umani, e perché l’unica forma di vita è quella animale.

Ma poco ci importa, perché queste creature selvatiche sono più umane di quanto si creda. Ed è proprio nell’umanizzazione di questi animali, che il regista dà il meglio di sé. La storia è rivolta a grandi e piccini, la durata è perfetta e la regia non annoia mai. Aiuta il continuo navigare in posti diversi, alla scoperta di luoghi sconosciuti, e di un momento “fantasy” commovente. Flow è sicuramente il film d’animazione dell’anno. Da non perdere.









